ViVi il Verde 2020. Mutazioni, Trasformazioni, Opportunità. VII edizione

Hortus conclusus

racconto di Simona Palo

Colorava di arancio il canale, il lento ondeggiare delle vele. E pareva scivolassero nella stanza, voler colmare ogni spazio della finestra aperta, fino a posarsi come una carezza sul tavolino senza cassetto. Il colore caldo sulla tela aveva sostituito il cielo, pensò Simona, spalancando gli scuroni. La incantava, sulle barche, il susseguirsi dei soggetti dipinti: una sedia da osteria, un asso di bastoni, una ragazza, con i capelli raccolti in una coda di cavallo, che le faceva l'occhiolino in sella ad una vecchia bicicletta...no no, un attimo. Il dipinto l'aveva salutata con la mano, per poi sparire in una piega della tela.
Simona fece un passo indietro per chiudere i vetri. Un gesto provvidenziale. Aveva appena evitato l'incursione nello studio di un gabbiano con cuffia in pelle e occhialini da pilota di aeronautica anni venti! Il fritto al cartoccio sgranocchiato sul canale poco prima, unito a un colpo di calore, ecco, non c'era altra spiegazione a quello che credeva di aver visto.
Guardò la tazza con i pennini e il barattolo d'inchiostro sullo scrittoio, la cartellina usurata dal tempo, chiusa con i laccetti com'era stata lasciata l'ultima volta. E una piccola sedia di legno con il fondo in rafia, di quelle che si potevano ancora trovare nelle trattorie. Non aveva avuto bisogno di altro, il proprietario di casa. Pochi passi per raggiungere la finestra della camera da letto, controllare che la luce del tardo pomeriggio entrasse, illuminando la coperta a stampe romagnole del piccolo letto di legno a una piazza. Simona stava guardando le foto dalle tinte anni settanta appese alla parete accanto alla porta, quando il vociare di un gruppetto entrò, senza farsi annunciare, dentro la casa.
Proveniva dal giardino interno, ne era certa. Con un misto di agitazione e curiosità tornò indietro, decisa ad affacciarsi. E laggiù, sui sassolini dell' hortus animae, intorno ad un tavolo di pietra con libri e riviste aperte su immagini di xilografie se ne stavano, seduti a fumare e commentare gli ultimi lavori di De Carolis, due giovani eleganti in abiti chiari e cravattino...il pittore Filippo De Pisis e lo scrittore Aldo Palazzeschi!
E in piedi, attento nel maneggiare una caraffa di limonata fresca, nell'angolo raccolto in cui aveva amato ritrovarsi, Simona riconobbe un ragazzo sorridente, dai baffetti ben curati. Il giovane Marino Moretti.
"Dopo tanti anni più vero è il giardino oggi senza latino. Cercatemi in giardino". Simona, senza distogliere lo sguardo dalla scena, ripensò ai versi di una poesia dello scrittore. Corse verso le scale, lasciandosi veloce alle spalle la nicchia dei volumi francesi in lingua originale, ripercorrendo la galleria dell'amicizia con le pareti ricoperte da stampe firmate dagli amici. Aprì la porta in fondo al corridoio. Un gatto bianco e una grossa tartaruga, fermi sotto una Madonna di ceramica che dall'alto sembrava proteggerli, la stavano fissando. Tigrino e Cunegonda! Ma dov'era finita la compagnia di prima? "Sono andati via" disse una voce proveniente dal pozzo col secchio, vicina alla vecchia legnaia.
Un anziano Marino Moretti le venne incontro, aperto in un sorriso. "Possono tornare?" chiese Simona sempre più confusa. Tutto quello che valeva la pena ricordare, disse lo scrittore, era fermo lì dentro, pronto a uscire di tanto in tanto. Come il motivo di un vecchio carillon che riparte, quando siamo noi a volerlo.
Le rose del giardino furono attraversate da un fascio di luce, nel confondersi delle voci di un tempo che tornavano ad affollare i ricordi della casa.
"Chi ti ha amato non se ne va" disse lo scrittore indicando un cancello aperto su un piccolo sentiero in pietra. Portava ad una casina con una fetta di giardino, un dondolo bianco e giochi da spiaggia. Villa Lilly, l'infanzia di Simona. "Conserva il tuo giardino" disse lo scrittore salutandola, prima di andarsene con gli animali che aveva amato. Era stato un sogno?
O forse le case, i luoghi, gli oggetti, parlano molto più di quanto siamo capaci di ascoltare?

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pubblicato il 2020/11/20 18:01:15 GMT+2 ultima modifica 2020-11-20T18:01:16+02:00

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