Introduzione
Palazzo Pallavicini a Bologna inaugura la stagione espositiva 2026 con due importanti mostre fotografiche aperte fino al 19 luglio 2026.
La prima, la più ampia mai organizzata in Italia con oltre 187 immagini, è dedicata a Ruth Orkin (Boston, 3 settembre 1921 – New York, 16 gennaio 1985), fotoreporter, fotografa e regista statunitense, tra le più rilevanti del XX secolo.
La seconda raccoglie scatti, dipinti e documenti di uno dei più raffinati e schivi fotografi americani, Saul Leiter (Pittsburgh, 3 dicembre 1923 – New York, 26 novembre 2013), tra i primi a usare il colore come strumento espressivo nell'arte fotografica. In mostra 126 fotografie in bianco e nero (tra stampe vintage e moderne), 40 fotografie a colori, 42 dipinti, 5 riviste originali dell’epoca e un documento filmico.
Entrambe le mostre sono curate da Anne Morin.

( "Ruth Orkin. The Illusion of Time"; Bologna, Palazzo Pallavicini, installation view)

(“Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia”, Bologna, Palazzo Pallavicini, installation view)
Ruth Orkin. The illusion of Time
Il titolo della mostra "L'illusione del Tempo" ci introduce nella poetica della fotografa statunitense la cui narrazione visiva è costruita attraverso una successione dinamica di immagini, che prende ispirazione dal cinema, disciplina da cui fu sempre affascinata.
Figlia di Mary Ruby, attrice di film muti, frequenta fin da piccola le quinte della Hollywood degli anni Venti e Trenta del Novecento, sperando di diventare cineasta. Sogno al quale Ruth Orkin dovette rinunciare, a causa dell'ostilità di un ambiente maschilista nei confronti di una regista donna, o perlomeno dovette reinventarlo e trasformarlo; complice il regalo della sua prima macchina fotografica, una Univex da 39 centesimi, si avvicinò alla fotografia, ma senza mai trascurare il fascino del cinema.
Proprio l’appuntamento mancato con la sua vocazione, la costringerà a inventare un linguaggio che mediasse tra queste due arti sorelle, tra l'immagine fissa e l'illusione dell'immagine in movimento.
"Se analizziamo l’opera di Orkin - commenta la curatrice Anne Morin -, il fantasma del cinema appare fin dall’inizio delle sue prime immagini in molteplici forme. Si insinua nelle minuscole fessure dell’inquadratura per creare una doppia profondità nell’immagine, in cui il flusso del movimento comincia a prendere ritmo. Una scintilla, un’impronta che racchiude un “effetto filmico o di durata”, una durata simulata simile a uno dei trucchi invisibili del cinema: non è forse il cinema, in fondo, l’arte del movimento prodotto dall’immobilità?"

(Ruth Orkin, CPS Silhouette, New York City, 1955, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive)

(Ruth Orkin, Two American Tourists, Rome, Italy, 1951, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive)
Guardiamo le serie Road Movie del 1939, quando attraversò in bicicletta gli Stati Uniti da Los Angeles a New York. In quell’occasione, Ruth Orkin tenne un diario che diventò una sequenza cinematografica, un reportage che raccontava questo viaggio in ordine cronologico, ispirandosi ai taccuini e agli album in cui la madre documentava le riprese dei suoi film, e utilizzando lo stesso tipo di didascalie scritte a mano.
Come in un fotoromanzo, ci regala sequenze fotografiche di bambini - soggetto prediletto fin da ragazzina - che giocano e discutono tra loro; segue il protagonista del film "Il piccolo fuggitivo", realizzato nel 1953 da Morris Egel, suo marito, scattando decine di piccoli ritratti. Chiede ad un'americana come lei, Ninalee Craig, conosciuta come "Jinx" a Firenze, nel 1951, di essere la protagonista di un reportage dal titolo "Una ragazza americana in Italia". Nasce lo scatto più famoso di Ruth Orkin: una donna cammina per strada, molestata dallo sguardo e dalle attenzioni di un gruppo di ben 14 uomini. Immagine accuratamente messa in scena, ma che registra le autentiche reazioni maschili al passaggio di una donna straniera in viaggio da sola, come stavano facendo Ruth e la stessa Jinx in quel momento.

(Ruth Orkin, American Girl in Italy, Florence, Italy, 1951, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive)

( Ruth Orkin, Jinx and Justin on Scooter, Florence, Italy, 1951, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive)
L’influenza della settima arte è altrettanto evidente nella serie Dall’alto, nella quale Orkin osserva e cattura la vita quotidiana dalla finestra, trasformando la strada in un palcoscenico spontaneo. I soggetti, inconsapevoli del proprio ruolo, diventano protagonisti di un racconto scandito da alternanze di movimento e immobilità.
Completa la rassegna una selezione di ritratti di personalità celebri come Albert Einstein, Marlon Brando, Robert Capa, Alfred Hitchcock, Orson Welles, che mostrano in modo emblematico la sua capacità di narrare persone e ambienti con grande immediatezza ed efficacia espressiva.

(Ruth Orkin, Albert Einstein at a Princeton Luncheon, Princeton, New Jersey, 1955, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive)
Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia
Il titolo della mostra dedicata a Saul Leiter riprende una sua celebre frase, che ci accoglie all'ingresso della mostra: "Una finestra coperta di pioggia mi interessa più di una fotografia di una persona famosa". E, ancora, “Mi capita di credere nella bellezza delle cose semplici. Credo che la cosa meno interessante possa essere molto interessante". Questa è la poetica di un maestro capace di creare veri e propri "haiku fotografici" in una New York fatta di scene urbane e dettagli, muovendosi in uno spazio ridotto nell'East Village, dalla Decima strada, dove viveva, al suo ristorante preferito, dove quotidianamente si recava a pranzare.

(Untitled, undated, ©Saul Leiter Foundation)

(Red Curtain, 1956, ©Saul Leiter Foundation)

(Barbara and J., undated , ©Saul Leiter Foundation)
Anche Leiter non era destinato a diventare fotografo, ma bensì rabbino, seguendo la tradizione familiare (il padre era un noto rabbino). Abbandona presto gli studi religiosi, osteggiato dalla famiglia, per dedicarsi all'arte. Inizia a dipingere a 15 anni e a 17 anni, complice un regalo della madre, inizia a dedicarsi alla fotografia. Nel 1948 si trasferisce da Pittsburgh, città natale, a New York dove vive in difficili condizioni. Da pittore, subito inizia a sperimentare con il colore in fotografia, in un'epoca in cui questo era considerato commerciale o frivolo. Incontra W. Eugene Smith che incoraggia la sua attività fotografica e lo fa entrare in contatto con riviste come Harper's Bazaar, che gli commissiona alcuni servizi di moda. Ma non è questo l'ambiente che predilige. La sua ricerca lo porta lontano dalla mondanità di New York. Sceglie una via opposta: trasformare la quotidianità in poesia visiva. “Leiter si divertiva con ciò che vedeva. Non era interessato al carattere egemonico di New York o alla sua mostruosa modernità — spiega la curatrice Anne Morin —. Inventava giochi ottici, intrecci di forme e piani che nascondono e rivelano ciò che si cela negli intervalli, nelle vicinanze, nei margini invisibili.”

(Advertisement for Miller Shoes, 1957, ©Saul Leiter Foundation)
A differenza dei colleghi che cercavano nitidezza e definizione, Leiter, antidivo per natura, abbraccia l’imperfezione, fotografando attraverso vetri appannati, tende, pioggia o neve — elementi che trasformava in parte integrante della composizione. Protagonista è la scena urbana newyorkese: le sue strade, le vetrine e i loro riflessi, la gente comune, gli emarginati. Il suo è il piccolo mondo della quotidianità e della vita di tutti i giorni. E qui il reale si fa lirico.
Le sue immagini, dense di livelli e trasparenze, sfumano il confine tra fotografia e pittura.
Grande amante della pittura impressionista, ridipinge alcune delle sue foto (i ritratti più intimi delle sue compagne, ad esempio) realizzando opere di dimensioni minuscole, raggiungendo in alcuni casi la pura astrazione in un gioco di colori.

(Ana, 1950s, ©Saul Leiter Foundation)
Il lavoro di Sleiter ha ispirato diversi artisti, tra cui, in Italia, Ernesto Anderle, noto con il nome di "Roby il Pettirosso" che ha realizzato per la mostra otto opere originali ispirate alla vita e al pensiero di Saul Leiter.

(Senza titolo, Ernesto Anderle (Roby Il Pettirosso), opera in digitale, 2026)

(Senza titolo, Ernesto Anderle (Roby Il Pettirosso), opera in digitale, 2026)
Informazioni
Le mostre sono aperte fino al 19 luglio 2026:
Giovedì – Venerdì - Sabato - Domenica - Festivi: 10.00 – 20.00
Lunedì – Martedì - Mercoledì: Chiuso
Aperture straordinarie:
6 aprile 2026 - Lunedì dell'Angelo o Pasquetta
1 e 2 giugno 2026 - Lunedì e Martedì Festa della Repubblica
Maggiori informazioni sul sito web di Palazzo Pallavicini e sulla pagina web dedicata alla mostra di Saul Leiter
Ultimo aggiornamento: 09-03-2026, 17:42
