Introduzione
Dal 30 gennaio al 31 maggio 2026 il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta Mattia Moreni. L'antologica di Bologna, 1965, mostra a cura di Claudio Spadoni e Pasquale Fameli, parte del progetto espositivo MATTIA MORENI. Dalla formazione a “L'ultimo sussulto prima della grande mutazione”, il più ampio mai dedicato all’artista (Pavia, 1920 - Brisighella, 1999).

(Mattia Moreni, A tutti i maldestri del mondo: amitiè, 1960, Olio su tela, cm 162 × 130, Modena, collezione privata)
La mostra
L'antologica di Bologna, 1965 riprende e reinterpreta la grande esposizione su Mattia Moreni curata da Francesco Arcangeli, in stretto dialogo con l’artista e amico, per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, la prima personale dedicata a Moreni da un’istituzione pubblica italiana.


(Vedute della mostra Mattia Moreni. L'antologica di Bologna, 1965. Foto di Ornella De Carlo)
Arcangeli scriveva in catalogo che il talento di Moreni gli era stato segnalato per la prima volta da Mario Merz nel 1945, ma solo all'Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1948 ne aveva visto le opere dal vero e aveva potuto riconoscerne la forza espressiva. L’interesse di Arcangeli si era consolidato negli anni successivi, tanto da indurlo a suggerire al Comune di Bologna l’acquisto de Il giardino delle mimose all'Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1954. Divenuto direttore della Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1958, Arcangeli riuscì a dedicare proprio a Moreni l’unica mostra del museo che poté decidere in totale autonomia e che inaugurò nelle sale del Museo Civico il 12 settembre 1965.
La mostra del 1965 assunse così il valore di una presa di posizione critica. In un momento segnato dalla morte di Giorgio Morandi (1964) e dall’affermazione internazionale della Pop Art all'Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1964, Francesco Arcangeli utilizzò l’antologica di Moreni per affermare una visione alternativa rispetto all’omologazione degli immaginari della cultura di massa e all’orientamento ideologico della nuova politica culturale bolognese. In questo contesto elaborò la nozione di “libero realismo moderno”, un approccio che, affondando le radici nell’Informale, riaffermava il ruolo centrale della soggettività e dell’esperienza esistenziale nel rapporto con l’immagine.

(Mattia Moreni, Il giardino delle mimose, 1954. Olio su tela, cm 120 × 112 (cm 100 x 120), MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna)

(Mattia Moreni, Nuvola Bianca, 1958, Olio su tela, cm 130 × 180. Ravenna, collezione privata)
All’interno di questa prospettiva critica, lo studioso individuò nei cicli dei cartelli e delle angurie il nucleo centrale della ricerca di Moreni negli anni Sessanta. I cartelli emergono come segnali drammatici e presagi inquietanti, inseriti in paesaggi carichi di tensione, espressione di un “surrealismo naturale” dal tono minaccioso e visionario. Le angurie, invece, deformate e ingigantite, diventano metafore del trauma esistenziale e del conflitto irrisolto tra l’uomo e l’ambiente, ponendosi come alternativa radicale agli oggetti anonimi e stereotipati della Pop Art.

(Mattia Moreni, Il vento nel campo come sempre, 1964. Olio su tela, cm 200 × 300, MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna)

(Mattia Moreni, Ah! La povera anguria dell’estate, 1964. Olio su tela, cm 130 × 195, Modena, collezione privata)
La mostra allestita nella Project Room del MAMbo presenta undici dipinti, eseguiti nell’arco di un decennio e selezionati tra quelli esposti all’antologica del 1965, per indicarne gli snodi più significativi. Il percorso si apre con Il giardino delle mimose (1954), punto di passaggio dalla fase neocubista a quella neonaturalista, e prosegue con A tutti i maldestri del mondo: amitié (1960), che ne riprende alcuni elementi costruttivi facendoli esplodere nel materismo informale. Gli elementi gestuali ancora presenti nel registro inferiore di Cielo e cartello come apparizione (1962) vengono riequilibrati da una stesura pittorica più distesa, che asseconda una più pacata definizione dell’immagine in opere come Cartello penoso nel campo con il temporale (1964), Il vento nel campo come sempre (1964) e Segnale sul campo come un grido in corsa (1963). Il vento nel campo come sempre, che venne acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna in occasione dell’antologica del 1965, è l’opera più citata nelle lettere che Moreni scrisse ad Arcangeli in previsione della mostra, conservate nel Fondo Francesco Arcangeli della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna e qui esposte in riproduzione. La rapida realizzazione del grande dipinto, infatti, era stata vissuta dall’artista come maturazione spontanea di una nuova fase creativa, mentre le caratteristiche pittoriche e le dimensioni della tela si prestavano a suo avviso a potenzialità espositive di particolare suggestione. Seguono nel percorso opere di pochi anni prima, ancora impregnate di umori informali e simili per modalità esecutive: Donna nuda gettata sulla sabbia (1957), Nuvola Bianca (1958), Una nuvola colpita dal fulmine (1958), Un uomo che cade (1957). A chiusura della mostra Ah! La povera anguria dell’estate (1964) è collocata in modo da consentirne la visione insieme a Il giardino delle mimose: l’ideale ricongiunzione tra le due opere, che si collocano agli estremi cronologici della mostra, sottolinea così il sintetico carattere antologico dell’esposizione.
Informazioni sulla mostra
Sede: MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Project Room
Periodo: 30 gennaio - 31 maggio 2026
Orari di apertura: Martedì e mercoledì ore 14.00 - 19.00; Giovedì ore 14.00 - 20.00; Venerdì, sabato, domenica e festivi ore 10.00 - 19.00
La mostra è parte del calendario di ART CITY Bologna 2026. Orari:
Giovedì 5 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
Venerdì 6 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
Sabato 7 febbraio 2026 ore 10.00 – 23.00 (ultimo ingresso 22.30)
Domenica 8 febbraio 2026 ore 10.00 – 20.00
MATTIA MORENI. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”
Il progetto rappresenta un’occasione unica per riscoprire, con sguardo unitario, l’opera di un maestro scomodo, potente, necessario. Già negli anni Cinquanta, critici del calibro di Michel Tapié e Pierre Restany, lo avevano inserito tra i pochi italiani protagonisti della scena europea, in grado di confrontarsi con gli artisti informali americani, riconoscendone l’assoluta originalità.
Il ciclo espositivo ha preso avvio presso il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (RA), nella sede distaccata dedicata all’arte contemporanea dell’Ex Convento di San Francesco, con la mostra Dagli esordi ai cartelli, a cura di Davide Caroli e Claudio Spadoni, allestita dal 21 settembre 2025 all’11 gennaio 2026. Al Museo Civico San Domenico di Forlì, dal 18 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026, sono state esposte le opere che risalgono al periodo delle Angurie in una mostra a cura di Rocco Ronchi. Alla Galleria d’Arte Contemporanea “Vero Stoppioni” di Santa Sofia (FC), dal 15 novembre 2025 all’11 gennaio 2026, gli Autoritratti e le opere conservate presso la Galleria, che rappresentano il nucleo più cospicuo delle opere di Moreni conservate in un museo pubblico, hanno caratterizzato l'esposizione a cura di Denis Isaia.
Dopo la tappa al MAMbo, a concludere il ciclo espositivo sarà la mostra La Regressione della Specie e gli Umanoidi al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna, a cura di Serena Simoni, visitabile dall'1 marzo al 3 maggio 2026.
Ultimo aggiornamento: 29-01-2026, 16:04
