Salta al contenuto

Introduzione

Ai Chiostri di San Pietro un percorso affascinante che attraverso oltre 120 fotografie ripercorre il lavoro, la vita e l’esperienza umana di Margaret Bourke-White (New York, 14 giugno 1904 – Stamford, 27 agosto 1971) testimone instancabile del suo tempo e pioniera capace di superare barriere e confini di genere.
Dalla copertina del primo numero della leggendaria rivista Life (1936), agli iconici ritratti a Stalin e a Gandhi, dai reportage sull’industria americana ai servizi realizzati durante la Seconda guerra mondiale in Unione Sovietica, Nord Africa, Italia e Germania, dove documenta l’entrata delle truppe statunitensi a Berlino e gli orrori dei campi di concentramento. Costretta ad abbandonare la fotografia a causa del morbo di Parkinson, dal 1957 Bourke-White si dedicherà alla sua autobiografia, Portrait of Myself, pubblicata nel 1963. Morirà nel 1971 a causa delle complicazioni della malattia.

La fotografa di LIFE Margaret Bourke-White, vestita con una tuta di volo in pile e con la macchina fotografica aerea in mano, in piedi davanti al bombardiere Flying Fortress dal quale ha realizzato fotografie di guerra durante l’attacco statunitense su Tunisi. Algeria, 1943. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock

(La fotografa di LIFE Margaret Bourke-White, vestita con una tuta di volo in pile e con la macchina fotografica aerea in mano, in piedi davanti al bombardiere Flying Fortress dal quale ha realizzato fotografie di guerra durante l’attacco statunitense su Tunisi. Algeria, 1943. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock)

Alfred Eisenstaedt, La fotografa della rivista Life, Margaret Bourke-White, urla da seduta, 1943 © Alfred Eisenstaedt/The LIFE Picture Collection

(Alfred Eisenstaedt, La fotografa della rivista Life, Margaret Bourke-White, urla da seduta, 1943 © Alfred Eisenstaedt/The LIFE Picture Collection)

La mostra

Suddivisa in 6 sezioni tematiche, l’esposizione, cura di Monica Poggi, ripercorre, oltre alle tappe salienti della carriera di Margaret Bourke-White, anche la profonda umanità e l’incredibile forza del suo carattere. Donna libera e anticonformista, Bourke-White seppe imporsi in un mondo dominato dagli uomini, diventando negli anni Trenta una delle figure femminili più celebri d’America. Con uno sguardo capace di passare dall’imponenza industriale alla vulnerabilità dell’essere umano, l’artista ha saputo coniugare sensibilità artistica e coraggio civile, lasciando un segno profondo nella storia della fotografia del Novecento.

Il percorso espositivo si apre con uno dei momenti iconici della carriera di Bourke-White, quello de I primi servizi di ‘Life’, inaugurati il 23 novembre 1936 quando la celebre rivista americana, per il suo numero d’esordio, scelse un suo scatto della diga di Fort Peck, di cui erano appena stati ultimati i lavori. La fotografia, espressione dello sguardo poetico con cui l’autrice guardava agli edifici industriali, segnava una celebrazione degli ideali di rilancio economico del New Deal e insieme marcava un punto di svolta professionale per il genere femminile, in precedenza sottovalutato.
L’incarico arrivò in seguito all’esperienza maturata negli anni Venti, in cui l’artista, muovendosi tra New York e Cleveland, realizzò diversi reportage sulle industrie americane, di cui una selezione è esposta nella sezione L’incanto delle fabbriche e dei grattacieli. Se ancora studentessa (di biologia) alla Columbia University vendeva gli scatti ai compagni per mantenersi gli studi, la svolta vera e propria risale al 1929, quando l'editore Henry Luce la invitò a contribuire alla nascita della rivista illustrata Fortune.
Il suo stile, dove riecheggiano visioni cubiste, espressioniste e romantiche, è paradossalmente racchiuso in una foto del 1935 che le scattò il collega Oscar Graubner, che la vede accovacciata su uno dei grandi gargoyle del Chrysler Building di New York, dove viveva e lavorava, mentre senza alcuna protezione fotografa dall’alto la città sottostante.

Margaret Bourke-White, Diga di Fort Peck, Fort Peck, Montana, 1936. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock

(Margaret Bourke-White, Diga di Fort Peck, Fort Peck, Montana, 1936. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock)

Margaret Bourke-White, Veduta dall’alto di uomini che si aggirano sulla 36° Strada, tra l’8a e la 9a Avenue, nel cuore del Garment District, New York City, 1930. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock

(Margaret Bourke-White, Veduta dall’alto di uomini che si aggirano sulla 36° Strada, tra l’8a e la 9a Avenue, nel cuore del Garment District, New York City, 1930. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock)

Ritrarre l’utopia in Russia espone invece un distillato dei reportage che Bourke-White, in qualità di prima fotografa straniera ammessa in Unione Sovietica, dedicò ai piani quinquennali di Stalin (1929-1933) e lo sviluppo industriale dell’URSS, con le immagini delle fabbriche e dei lavoratori che avrebbero dovuto rendere il Paese una potenza mondiale, oltre a un ritratto del leader comunista.

Margaret Bourke-White, Il leader sovietico Iosif Stalin, Mosca, Russia, 1941. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock

(Margaret Bourke-White, Il leader sovietico Iosif Stalin, Mosca, Russia, 1941. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock)

Da qui a Cielo e fango, le fotografie della guerra, sezione che ripercorre gli anni del conflitto: dai fronti europei, sovietici e africani ai campi di concentramento nazisti, su tutti Buchenwald, dove la fotografa entrò il giorno dopo la liberazione dei prigionieri, fino alla testimonianza dell’avanzata americana in Italia. Con un arricchimento pensato apposta per gli spazi dei Chiostri di San Pietro, questa sezione presenta una serie di immagini realizzate da Bourke-White sull'Appennino tosco-emiliano, dove le truppe statunitensi indossano lenzuoli bianchi e sci per mimetizzarsi e muoversi sulla neve.

Margaret Bourke-White, Soldato americano chiacchiera con una ragazza tedesca che prende il sole nella Berlino del dopoguerra. Germania, 1945. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock

(Margaret Bourke-White, Soldato americano chiacchiera con una ragazza tedesca che prende il sole nella Berlino del dopoguerra. Germania, 1945. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock)

Margaret Bourke-White, Due minatori tedeschi dal volto truce in posa risoluta all’esterno della miniera di carbone dove lavorano con la speranza che la gestione postbellica non cancelli i loro posti di lavoro, Regione della Ruhr, Germania, 1945 circa. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock

(Margaret Bourke-White, Due minatori tedeschi dal volto truce in posa risoluta all’esterno della miniera di carbone dove lavorano con la speranza che la gestione postbellica non cancelli i loro posti di lavoro, Regione della Ruhr, Germania, 1945 circa. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock)

Ormai tra le donne più famose degli Stati Uniti e punto di riferimento per il fotogiornalismo, è in prima linea nel testimoniare i maggiori conflitti degli anni Quaranta-Cinquanta, come raccontato nella sezione Il mondo senza confini: i reportage in India, Pakistan e Corea. Prediligendo la posa alla presa diretta, più cara ad autori come per esempio Robert Capa, Bourke-White riusciva a trasformare anche le persone più umili in attori universali, celebrando così non solo personaggi iconici come Gandhi, che pure ritrasse intento nella lettura.

(Margaret Bourke-White, Mohandas Karamchand Gandhi mentre legge vicino a un arcolaio nella sua casa di Pune. Maharashtra, India, 1946. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection/Shutterstock)

L’ultima parte della mostra, Oro, diamanti e Coca-Cola, dove dal bianco e nero si passa al colore, si concentra sul tema delle diseguaglianze e del razzismo, che l’artista ha denunciato dagli Stati Uniti al Sudafrica, dando voce ai soggetti più poveri ed emarginati, che si tratti delle comunità segregate nella Carolina del Sud negli anni Cinquanta o delle vittime della crudeltà dell’apartheid, come i minatori sfruttati per l’estrazione delle pietre preziose. Scatti resi ancora più drammatici dal confronto con le immagini che arrivano dall’altra parte del mondo, dove le persone iniziavano a godere dell’abbondanza determinata dalla società consumistica, rappresentata da tavole imbandite e dalla bevanda americana per eccellenza, la Coca-Cola, senza che il benessere economico riuscisse però a cambiare davvero la struttura segregazionista di gran parte della società.

Margaret Bourke-White, Una famiglia condivide una risata mentre taglia fette di anguria su un tavolo da cucina coperto di giornali. La foto è stata scattata per un servizio di fotogiornalismo, intitolato “Separate and Unequal”, sulla disuguaglianza razziale e le strutture segregate a Greenville.
Greenville, Carolina del Sud, 1956. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Colletion/Shutterstock

(Margaret Bourke-White, Una famiglia condivide una risata mentre taglia fette di anguria su un tavolo da cucina coperto di giornali. La foto è stata scattata per un servizio di fotogiornalismo, intitolato “Separate and Unequal”, sulla disuguaglianza razziale e le strutture segregate a Greenville. Greenville, Carolina del Sud, 1956. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Colletion/Shutterstock)

Le sezioni di mostra sono corredate da apparati di approfondimento, volumi originali d’epoca e numerosi testi di sala.

Informazioni


Reggio Emilia, Chiostri di San Pietro (Via Emilia San Pietro, 44c)
Orari di apertura
Giovedì e venerdì › 10.00 – 13.00 | 15.00 – 19.00
Sabato, domenica › 10.00 – 19.00

Aperture straordinarie

8 dicembre › 10.00 – 19.00
dal 26 al 30 dicembre › 10.00 – 19.00
1 gennaio › 15.00 – 19.00
Dal 2 al 6 gennaio › 10.00 – 19.00
(chiuso il 25 e il 31 dicembre)
Per saperne di più consultare il sito della Fondazione Palazzo Magnani promotrice della mostra.

Ultimo aggiornamento: 18-12-2025, 10:09