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Introduzione

Alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), una mostra imperdibile, curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, rende omaggio al Simbolismo italiano. Un movimento che nel nostro paese ha una ricezione più tarda rispetto alla Francia, paese d'origine, al Belgio e all'area mitteleuropea e che ha avuto in Gustave Moreau e Arnold Böcklin alcuni dei suoi principali riferimenti. Un dialogo che diviene ancora più serrato grazie allo stabilirsi di Böcklin a Firenze, ai frequenti soggiorni di Max Klinger, e alla presenza di un folto gruppo di Preraffaeliti tra Roma e Firenze. Ma non si può comprendere appieno la via italiana al Simbolismo senza citare le riflessioni estetiche di figure come Gabriele d'Annunzio e Angelo Conti. Di fondamentale importanza fu il pensiero di quest'ultimo che elaborò una teoria dell'immagine fondata sull'idea che l'arte dovesse emanciparsi dalla mera imitazione per divenire rivelazione di un ordine interiore. "L'arte nuova non vuole rappresentare le cose, ma l'alone di mistero che le circonda. Non la realtà, ma il sogno della realtà; non il visibile, ma l'invisibile che nel visibile traspare", scrive Angelo Conti nel 1900.

Cesare Saccaggi, A Babilonia (Semiramide), circa 1905 – Musei Reali di Torino – Galleria Sabauda. Immagine guida della mostra

(Cesare Saccaggi, A Babilonia (Semiramide), circa 1905 – Musei Reali di Torino – Galleria Sabauda. Immagine guida della mostra)

(Arnold Böcklin, Scudo con Testa di Medusa, fine secolo XIX, gesso dipinto. Collezione privata)

(Arnold Böcklin, Scudo con Testa di Medusa, fine secolo XIX, gesso dipinto. Collezione privata)

Il percorso espositivo

L'immaginario simbolista italiano si snoda in sette sezioni, con oltre 150 opere tra dipinti, sculture, incisioni e documenti. Tra i grandi nomi in mostra: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Edward Burne-Jones, Franz von Stuck, Max Klinger, Domenico Morelli, Giulio Aristide Sartorio, Galileo Chini, Luigi Russolo, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Giulio Bargellini, Adolfo De Carolis, Francesco Paolo Michetti, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Ettore Tito, Carlo Fornara, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Cesare Saccaggi, Libero Andreotti, Ettore Ximenes, Mario De Maria, Mariano Fortuny.
Le opere provengono da prestigiose istituzioni, tra cui la Presidenza della Repubblica Italiana, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Museo del Novecento di Milano, il Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e importanti raccolte private. Molte delle opere in mostra provengono da collezioni private raramente accessibili: un'occasione unica per vedere riuniti capolavori che difficilmente torneranno insieme.

(Domenico Baccarini, La donna, 1904, Olio su cartone,  Bologna, collezione privata)

(Domenico Baccarini, La donna, 1904, Olio su cartone, Bologna, collezione privata)

(Giuseppe Pellizza da Volpedo, L'amore nella vita, 1901-1902, olio su tela. Collezione Privata)

(Giuseppe Pellizza da Volpedo, L'amore nella vita, 1901-1902, olio su tela. Collezione Privata)

Tra le novità che caratterizzano l'arte italiana in quel periodo, la rielaborazione alla luce di una nuova sensibilità della pittura di storia, con un rinnovato interesse per il mito. I soggetti dell'antico non sono trattati in chiave narrativa ma assumono una dimensione evocativa e sacrale. In questo contesto si collocano i percorsi di Francesco Netti, Cesare Maccari Domenico Morelli, Giulio Bargellini, Luigi Conconi.
Anche la pittura di paesaggio subisce una trasformazione decisiva che ne ridimensiona la funzione descrittiva a favore di una resa più evocativa ed interiorizzata. In mostra esempi dalle prime formulazioni del paysage d'âme fino ai divisionisti: Segantini, Longoni, Benvenuti.
Seguendo una delle direttrici più fertili del Simbolismo internazionale, anche la natura stessa è concepita come spazio animato da presenze mitiche radicate nella tradizione mediterranea: fauni, ninfe e altre creature ibride. I fauni di Mario De Maria e di Ettore Tito, le Sirene di Giulio Aristide Sartorio e di Cesare Saccaggi ne sono alcuni significativi esempi.

Giulio Aristide Sartorio, La Sirena (Abisso verde), 1893,-olio-su-tela

(Giulio Aristide Sartorio, La Sirena (Abisso verde), 1893, olio su tela. Torino, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione Fondazione Torino Musei)

(Ettore Tito, Il ratto, 1913. Olio su tela. Collezione privata)

(Ettore Tito, Il ratto, 1913. Olio su tela. Collezione privata)

La figura femminile è iilustrata come santa e peccatrice, angelo e demone, corpo spirituale e corpo seduttivo. Sono esposte opere di Galileo Chini, Alberto Martini, Cesare Ferro, una rara prova giovanile di Marussig. Particolare rilievo assume la Salomé di Edgardo Sambo, conservata per oltre trent'anni in Israele, che torna per la prima volta in Italia.

(Glauco Cambon, Le figlie del Reno, 1907, olio su tela. Collezione Privata)

(Glauco Cambon, Le figlie del Reno, 1907, olio su tela. Collezione Privata)

(Felice Carena, Ofelia, 1912, olio su tela, 62 x 200 cm. Proprietà Alessandro Fogliato)

(Felice Carena, Ofelia, 1912, olio su tela, 62 x 200 cm. Proprietà Alessandro Fogliato)

(Edgardo Sambo, Salomé, circa 1918, olio su tela, 124 x 68 cm)

(Edgardo Sambo, Salomé, circa 1918, olio su tela, 124 x 68 cm)

Una sezione della mostra è dedicata alla grafica e incisione simbolista, che ebbe una particolare fortuna con l'inizio del XX secolo, sviluppandosi attraverso una pluralità di soggetti, linguaggi e procedimenti tecnici. Accanto alla frequente ispirazione letteraria, le tematiche si estendono dalle utopie umanitarie al genere del paesaggio inteso come riflesso dell'anima.

L'ultima sezione ripercorre l'eredità simbolista e la persistenza del Simbolismo in Italia dopo il 1910. Le opere di di Ferenzona, Ferrazzi, Fracassi, Gabrielli, Crema sono testimonianze di una sopravvivenza elaborata e personale.
Del resto anche gli artisti futuristi si formarono studiando esempi del Simbolismo italiano e internazionale, e alcuni praticarono anche forme e iconografie simboliste, taluni episodicamente, come Umberto Boccioni, altri per l'intero arco della loro vita, come ad esempio Luigi Russolo.

(Plinio Nomellini, Giovinezza Vittoriosa, 1903. Collezione The Synergetic Group - Giampaolo Cagnin)

(Plinio Nomellini, Giovinezza Vittoriosa, 1903. Collezione The Synergetic Group - Giampaolo Cagnin)

Il catalogo della mostra, curato da Francesco Parisi e Stefano Roffi e pubblicato da Dario Cimorelli Editore, costituisce un importante strumento critico sul Simbolismo italiano. Saggi di Alessandro Botta, Niccolò D’Agati, Mario Finazzi, Eugenia Querci, Sergio Rebora, Alessandra Tiddia, oltre ai contributi dei curatori.

Installation View, Fondazione Magnani Rocca

Installation View, Fondazione Magnani Rocca

(nelle foto: Installation View, Fondazione Magnani Rocca)

Informazioni

Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma)
Orari: martedì-venerdì: 10-18 (biglietteria chiude alle 17), sabato, domenica e festivi: 10-19 (biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso. Aperto anche 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno
Fino al 28 giugno 2026.
Per ulteriori dettagli: Sito web Fondazione Magnani Rocca

Installation View, Fondazione Magnani Rocca

Installation View, Fondazione Magnani Rocca

(nelle foto: Installation View, Fondazione Magnani Rocca)

Ultimo aggiornamento: 24-04-2026, 11:15