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Introduzione

Come ogni anno, Reggio Emilia torna ad essere la capitale indiscussa della fotografia. La città è invasa da decine di mostre, in un circuito che include i Chiostri di San Pietro, sede della biglietteria, Palazzo da Mosto, il Palazzo dei Musei, la nuova sede di Palazzo Scaruffi, la Chiesa dei Santi Carlo e Agata, il Teatro Valli, lo Spazio Gerra, la Collezione Maramotti e gli spazi del circuito OFF.
"Fantasmi del quotidiano" è il titolo scelto per questa edizione di Fotografia Europea, filo conduttore delle mostre curate da Arianna Catania, Tim Clark e Luce Lebart, cui si aggiunge la ricognizione storica curata da Walter Guadagnini.
"I fantasmi - commentano i curatori - rappresentano una metafora davvero calzante del modo in cui viviamo oggi. La nostra è un’epoca di infestata di fantasmi, carica di questioni passate irrisolte: storie coloniali, comunità cancellate, collasso ecologico, traumi personali e collettivi...Cosa è reale, cosa manca e cosa resta sono interrogativi a cui la fotografia contemporanea è strettamente legata: le mostre ospitate ai Chiostri di San Pietro e a Palazzo da Mosto espongono progetti che rendono visibili proprio quelle tensioni in modi eterogenei ed emozionanti."

Fotografia Europea 2026, Installation View

(Fotografia Europea 2026, Installation View)

Le mostre

Partiamo per il nostro lungo viaggio dai Chiostri di San Pietro, cuore pulsante del Festival. Il percorso inizia con il lavoro di Felipe Romero Beltrán, Bravo,  vincitore del KBr Photo Award 2025 di Fundación MAPFRE. L’autore esplora le storie di migrazione lungo il fiume Rio Bravo, al confine tra Messico e Stati Uniti, con ritratti, interni e paesaggi. Mohamed Hassan, con il suo progetto Our Hidden Room indaga identità, famiglia e salute mentale attraverso il rapporto con il padre e l’Egitto. In Automated Refusal, Salvatore Vitale analizza in un film la precarietà dei lavoratori della gig economy, la fragile realtà del lavoro occasionale tra sorveglianza algoritmica, ranking e riduzione del tempo libero, nel contesto delle professioni digitali.

Felipe Romero Beltrán, Bravo, Rubén, Mexico, 2025 © Felipe Romero Beltrán

(Felipe Romero Beltrán, Bravo, Rubén, Mexico, 2025 © Felipe Romero Beltrán)

Salvatore Vitale, Automated Refusal, South Africa, Switzerland, 2025, Film Still, Courtesy: Artist and Ncontemporary Gallery © Salvatore Vitale

(Salvatore Vitale, Automated Refusal, South Africa, Switzerland, 2025, Film Still, Courtesy: Artist and Ncontemporary Gallery © Salvatore Vitale)

La fotografa francese Marine Lanier racconta, con Le Jardin d’Hannibal, il Giardino del Lautaret, il giardino botanico alpino più alto d’Europa, situato a 2.100 metri di altezza, sotto i ghiacciai della Meije. La storia si intreccia con il mito di Annibale, che attraversò il passo del Lautaret con la sua armata per sfidare Roma. Stains and Ashes è il frutto del lavoro di Ola Rindal, che rivolge lo sguardo verso elementi solitamente trascurati come macchie, crepe e imperfezioni del nostro ambiente quotidiano. In Subject Studies: CHAPTER I, la fotografa messicana Tania Franco Klein esplora come la percezione di un soggetto cambi in base al contesto e allo sguardo dello spettatore, ricreando la stessa scena con persone diverse. Giulia Vanelli, ispirandosi a La lentezza di Milan Kundera, propone un viaggio emotivo attraverso i suoi ricordi intrecciati alle stagioni estive in Toscana.
Nel grande corridoio centrale, al primo piano dei Chiostri, Frédéric D. Oberland, espone Vestiges du futur, un'installazione site specific che attraversa oltre un decennio di visioni psichedeliche e premonizioni catturate in 35mm e Super8.

Tania Franco Klein, Subject Studies: CHAPTER I, Courtesy Tania Franco Klein

(Tania Franco Klein, Subject Studies: CHAPTER I, Courtesy Tania Franco Klein)

Marine Lanier, Hannibal’S Garden, Glacier #3, The Lautaret Garden, Villar-d'Arêne, France, 2023 ©Marine Lanier

(Marine Lanier, Hannibal’S Garden, Glacier #3, The Lautaret Garden, Villar-d'Arêne, France, 2023 ©Marine Lanier)

Le sale del piano terra dei Chiostri ospitano la committenza di Fotografia Europea, che per questa edizione è stata affidata a Simona Ghizzoni: la fotografa di origini reggiane, presenta un lavoro dal titolo Milk Wood, che pone al centro la figura femminile come depositaria di memoria ma anche di immaginazione e progettualità. Al piano terra troviamo anche il lavoro di Speciale Diciottoventicinque, il progetto formativo dedicato ai giovani tra i 18 e i 25 anni, e Keep the Fire Burning, a cura di Francesco Colombelli, una selezione di libri fotografici che esplora il modo in cui miti, fiabe, storie di stregoneria e spiritualità, credenze popolari, tradizioni religiose e abiti tradizionali continuano ad abitare il nostro presente.

Nella sede di Palazzo Da Mosto, è esposta la mostra collettiva Ghostland, a cura di Arianna Catania. In un'epoca ipermediata, la realtà appare sempre più come territorio "spettrale" filtrato costantemente dagli schermi luminosi, capaci di modellare percezioni e comportamenti, Da questa constatazione partono le ricerche di Zoé Aubry, Sara Bezovšek, Carolyn Drake, Alisa Martynova, Visvaldas Morkevicius, Mykola Ridnyi, Indrė Šerpytytė, e Vaste Programme.

Sara Bezovšek, www.s-n-d.si, Slovenia, 2021, film still, courtesy of the artist

(Sara Bezovšek, www.s-n-d.si, Slovenia, 2021, film still, courtesy of the artist )

. Découvrez votre nouvelle apparenxe en 3D, Lebanon – Switzerland, 2023, © Zoé Aubry, courtesy of the artist

(Découvrez votre nouvelle apparenxe en 3D, Lebanon – Switzerland, 2023, © Zoé Aubry, courtesy of the artist)

Sempre a Palazzo da Mosto, ma al piano terra, sono allestiti i progetti della Open Call selezionati dai curatori del festival tra gli oltre 700 lavori di artisti e curatori che vi hanno partecipato, offrendo uno sguardo sulle ricerche più originali della scena contemporanea. Federica Mambrini, con L’albergo della lontananza, trasforma la distanza geografica tra Italia e Cile in uno spazio architettonico simbolico, dove ponti, deserti e gesti quotidiani diventano strumenti per costruire legami tangibili tra due emisferi. Emilia Martin, in The serpent’s thread, curata da Eleonora Schianchi intreccia storia e mito ricostruendo la vicenda delle cinque sorelle Andersson, vissute in un villaggio svedese all’inizio del XX secolo, e dei loro corredi tessili.

A Palazzo Scaruffi, edificio del XVI secolo nel centro storico di Reggio Emilia, mai utilizzato prima per le mostre di Fotografia Europea, la mostra 200x200. Due secoli di fotografia e società a cura di Walter Guadagnini. Nell’anno in cui ricorrono i 200 dalla realizzazione di quella che è considerata la prima "fotografia" della storia (la Veduta di Gras creata da Joseph Nicéphore Niépce), la mostra si pone come un omaggio alla storia della fotografia e un’occasione di riflessione sulla presenza di questo linguaggio nella società dalla metà dell’Ottocento a oggi. Non solo i grandi nomi - da Louis Daguerre ai Fratelli Alinari, da Julia Margaret Cameron a Eadweard Muybridge, da Man Ray a Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Dorothea Lange, Gilles Caron, fino ai protagonisti della fotografia contemporanea - ma anche fotografie anonime, apparecchi storici e riviste leggendarie, spezzoni di film e libri imperdibili.

(Collotipo da Eadweard Muybridge raffigurante una donna che cammina con un tutore dorsale, 1887)

Prima immagine condivisa con un cellulare. In foto la neonata Sophie, figlia dell'informatico Philippe Kahn, inviata l'11 giugno 1997 da un ospedale di Santa Cruz, California. Kahn utilizzò un prototipo rudimentale composto da una fotocamera digitale collegata a un telefono Motorola StarTAC

(Prima immagine condivisa con un cellulare. In foto la neonata Sophie, figlia dell'informatico Philippe Kahn, inviata l'11 giugno 1997 da un ospedale di Santa Cruz, California. Kahn utilizzò un prototipo rudimentale composto da una fotocamera digitale collegata a un telefono Motorola StarTAC)

Nella Chiesa dei Santi Carlo e Agata, risalente al IX secolo e affacciata sulla centralissima via San Carlo, trova spazio la mostra Ghostwriter di Elena Bellantoni. Attraverso il linguaggio della fotografia e del cinema d’autore, con incursioni nel campo della scultura e dell’installazione, l'artista riflette sulla narrazione storica dal punto di vista femminile.

Elena Bellantoni, Ghostwriter,  courtesy dell'artista

(Elena Bellantoni, Ghostwriter, courtesy dell'artista)

Le mostre partner

Sempre nell'ambito del Festival, numerose sono le mostre partner organizzate dalle più importanti istituzioni culturali cittadine e ospitate nei loro spazi.
Cominciamo dal Palazzo dei Musei che presenta Luigi Ghirri. A Series of Dreams, a cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri, con la curatela musicale di Giulia Cavaliere. Il riallestimento esplora il legame in Ghirri tra suono e immagine: dalla passione per Bob Dylan alla profonda amicizia con Lucio Dalla, dall’importante collezione di dischi ai numerosi rimandi nei suoi scritti. Per Ghirri la musica concorre alla formazione dell’“immagine dell’esterno”, con una capacità narrativa che può aprire “squarci visionari”. Un nucleo è dedicato al soundscape, con l'intervento del musicista Iosonouncane.
Un focus dedicato alle immagini per le copertine RCA di musica classica è allestito nella sala ottagonale del Teatro Valli. La scelta richiama un luogo centrale nell’esperienza di Luigi Ghirri, che con I Teatri di Reggio Emilia ha collaborato a lungo, fotografando spettacoli e ambienti.

 Luigi Ghirri, Modena, 1979 © Eredi Luigi Ghirri

(Luigi Ghirri, Modena, 1979 © Eredi Luigi Ghirri)

Negli stessi spazi, la tredicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana presenta il progetto Voci a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi. La mostra mette in scena la ricerca di sette talenti under 35 che indagano la capacità della fotografia di rivelare ciò che resta invisibile o senza parola. I sette finalisti che concorrono per il Premio Luigi Ghirri sono: Susanna De Vido con Quando torneremo a guardare le stelle, Karim El Maktafi con Archivio del mare, Alice Jankovic con Green Paradox, Cinzia Laliscia con Finalmente posso andare, Anie Maki con Milk, Weight, Gravity, Eva Rivas Bao con Una storia italiana e Federica Torrenti con La fortezza.

Spostandosi allo Spazio Gerra, l'attenzione si focalizza sulla poetica di Francesco Guccini con la mostra Canterò soltanto il tempo. Si tratta di un viaggio intimo nella carriera del cantautore, strutturato come un vero e proprio "concept album" visivo che esplora il valore della parola come unico argine allo scorrere del tempo. La narrazione è arricchita dai contributi di vari artisti e illustratori, tra cui spiccano le ricerche fotografiche di Paolo Simonazzi, che mappa la "geografia sentimentale" di Pavana, e di Kai-Uwe Schulte-Bunert, che tenta di dare una forma astratta e frammentaria alla materia fluida del ricordo.

Francesco Guccini in cucina, Bologna, 1973/74, Courtesy Francesco Guccini

(Francesco Guccini in cucina, Bologna, 1973/74, Courtesy Francesco Guccini)

©Paolo Simonazzi, Pavana e ricordi #3, _Pavana / Bologna, 2026

(©Paolo Simonazzi, Pavana e ricordi #3, Pavana / Bologna, 2026)

Infine, la Collezione Maramotti presenta la prima personale italiana di Ndayé Kouagou, Heaven’s truth. Kouagou propone un’esperienza narrativa spiazzante che spazia dal video alla performance, utilizzando il linguaggio come motore centrale della sua pratica. Attraverso opere recenti e una nuova produzione ispirata al fotoromanzo, l'artista parigino conduce il visitatore in un percorso volutamente incoerente e ludico, mettendo a nudo le ambiguità della comunicazione e le fragilità della nostra società.

Ndayé Kouagou, Heaven’s truth, 2026 © Ndayé Kouagou

(Ndayé Kouagou, Heaven’s truth, 2026 © Ndayé Kouagou)

Informazioni ed eventi

Come ogni anno il Festival, in corso fino al 14 giugno 2026, è arricchito dalle mostre del circuito OFF e da un ricco calendario di eventi.
Tutte le informazioni sul sito web di Fotografia Europea 2026

Ultimo aggiornamento: 08-05-2026, 13:10