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Introduzione

Un grande viaggio nelle immagini dal Giappone, dal periodo Edo, che prende avvio nel 1600, fino alla contemporaneità . Gli spazi espositivi del Museo Civico Archeologico di Bologna, fino ad aprile 2026, raccontano visivamente le tappe fondamentali dello sviluppo della grafica giapponese, esplorando tutte le espressioni della creatività grafica nipponica e il modo in cui continua ad influenzare il mondo intero.
Il progetto di mostra, a cura di Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza, nasce proprio dallla curiosità culturale di indagare le ragioni del successo globale della grafica giapponese, connotata da un nesso indissolubile tra segno e disegno che, a partire dalle stampe ukiyoe – le cosiddette “immagini del Mondo Fluttuante” –, ha condotto fino ai poster d’artista e ai manga contemporanei. In un viaggio attraverso le epoche, "Graphic Japan. Da Hokusai al Manga" rivela l’evoluzione tecnica e visiva nella produzione grafica giapponese, i temi e gli artisti più rilevanti.

allestimento della mostra

allestimento della mostra

allestimento della mostra

(nelle foto: allestimento della mostra)

Un viaggio nelle immagini

Per comprendere gli esiti più recenti della grafica giapponese occorre guardare alle innovazioni introdotte dalle stampe ukiyoe, tra il XVII e il XIX secolo (periodo Edo), attraverso le quali si afferma una nuova visione estetica, legata alla rappresentazione dei piaceri del vivere quotidiano, delle mode, della natura e degli animali. Accanto ai temi naturalistici, espressi da Utagawa Hiroshige e Katsushika Hokusai, gli artisti dedicano grande attenzione alla figura umana e alla vita quotidiana, come nelle raffinate immagini femminili di Kitagawa Utamaro e Kitagawa Tsukimaro; o nei celebri ritratti di attori del teatro kabuki realizzati da artisti come Utagawa Kunisada, Utagawa Kunimasa e Toshūsai Sharaku.

Fujiwara no Yasumasa suona il flauto al chiaro di luna, Tsukioka Yoshitoshi, 1883, Trittico di stampe, silografia policroma (nishikie), Museo d'Arte Orientale E. Chiossone, Comune di Genova

(Fujiwara no Yasumasa suona il flauto al chiaro di luna, Tsukioka Yoshitoshi, 1883, Trittico di stampe, silografia policroma (nishikie), Museo d'Arte Orientale E. Chiossone, Comune di Genova)

Con la fine del periodo Edo e l’inizio dell’era Meiji (1868–1912) – che storicamente corrisponde alla caduta del sistema feudale e alla presa di potere da parte dell’imperatore - si assiste a un cambiamento radicale nella produzione artistica e grafica giapponese, anche su impulso dei modelli europei importati. In un contesto di generale rinnovamento scientifico, industriale ed espressivo, anche l’arte dell’illustrazione (zuan) si trasforma in grafica al servizio dell’industria, mentre l’artista diventa zuanka, ovvero designer.
È con il XX secolo che la grafica giapponese contemporanea si rinnova con audacia, in termini tecnici ed espressivi. Dagli anni Cinquanta, mentre vengono importati dagli Stati Uniti materiali e colori, si afferma una nuova identità visiva attraverso l’opera del maestro Kamekura Yūsaku (1915–1997), considerato il padre della grafica giapponese e primo graphic designer moderno. La sua opera fu esposta nella grande mostra del 1955 "Graphic ’55", dove per la prima volta venivano esposti poster stampati in offset, oltre ai disegni preparatori realizzati a mano.
Insieme a Kamekura, si forma una nuova generazione di graphic designer: Kōno Takashi, Ōhashi Tadashi, Yamashiro Ryūichi, ai quali seguono altri nomi importanti — Nagai Kazumasa, Tanaka Ikkō, Matsunaga Shin, Yokoo Tadanori – che attraverso l’interpretazione della cultura giapponese e della sua tradizione pittorica (soprattutto Rinpa e ukiyoe) danno forma a una grafica moderna e innovativa. I loro manifesti esprimono la continuità di temi e sensibilità antiche, reinterpretati attraverso i mezzi della comunicazione visiva contemporanea legati alle trasformazioni tecnologiche.

usanya/Tenshu monogatari (The Thirteenth Night/The Castle Tower)AD, D: Awazu Kiyoshi, Bungakuza, 1974

(Jusanya/Tenshu monogatari (The Thirteenth Night/The Castle Tower)AD, D: Awazu Kiyoshi, Bungakuza, 1974)

Toto Norenkai (an Association of Long-Established Shops), AD, D: Sato Koichi, Toto Norenkai, 1989, Offset, DNP Foundation for Cultural Promotion

(Toto Norenkai (an Association of Long-Established Shops), AD, D: Sato Koichi, Toto Norenkai, 1989, Offset, DNP Foundation for Cultural Promotion)

Noh—UCLA Japanese Traditional Performing Arts AD, D: Katsui Mitsuo; P: Komiya Hirotsugu, Noh mask creation: Iwasaki Hisato, UCLA (University of California, Los Angeles), Waseda University, 2017

(Noh—UCLA Japanese Traditional Performing Arts AD, D: Katsui Mitsuo; P: Komiya Hirotsugu, Noh mask creation: Iwasaki Hisato, UCLA (University of California, Los Angeles), Waseda University, 2017)

Negli anni Settanta e Ottanta, l’evoluzione del linguaggio grafico è influenzata dalla fotografia prima e dal computer poi. Gli artisti sono interessati alle nuove tecniche di stampa digitale, che permettono di ottenere effetti innovativi, come rilievi, opacità, immagini completamente costruite, pur mantenendo fede alla tradizione, nella scelta di colori, luce, forme e soggetti.

Kazumasa Nagai Poster Exhibition, AD, D: Nagai Kazumasa, Himeji City Museum of Art, 2017

(Kazumasa Nagai Poster Exhibition, AD, D: Nagai Kazumasa, Himeji City Museum of Art, 2017)

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo si articola in quattro grandi sezioni tematiche: Motivi di Natura, Volti e Maschere, Calligrafia e tipografia e Giapponismo contemporaneo con oltre 250 opere stampate in silografia, libri, album, manifesti e mascherine per tessuti (katagami), oltre a oggetti d’alto artigianato, offrendo una narrazione stratificata dell’evoluzione della grafica giapponese che incrocia le arti, dalla calligrafia alla tipografia, dal disegno al design, dalle arti applicate ai prodotti di alto artigianato fino alla moda, al cinema, al teatro e al fumetto.

La mostra apre con la Natura protagonista, rappresentata dai maestri dell’ukiyoe in stampe policrome e adattata dai primi graphic designer alle forme tridimensionali dei prodotti delle arti applicate, come kimono, tessuti, vasi e ceramiche.
La seconda tappa del percorso è dedicata a Volti e Maschere, protagonisti nelle stampe di Utamaro, Sharaku, Kunisada e nei manifesti teatrali di Tanaka Ikkō o Yokoo Tadanori, che rivelano esplicite connessioni con il cinema. L’impostazione scenica delle stampe, l’espressività dei volti, la relazione fra luce e ombra, sono elementi che hanno influenzato e che si ritrovano nell’estetica del cinema giapponese da Yasujirō Ozu ad Akira Kurosawa fino all’animazione di Hayao Miyazaki. Alcuni graphic designer giapponesi hanno collaborato con registi, studi di animazione, editori e stilisti, generando un’estetica comune che attraversa generi e formati. Esempi sono Tanaka Ikkō la cui grafica ha caratterizzato una linea di abiti e accessori di Issey Miyake, e la serie di poster dedicati da decine di designer alla figura di Sharaku, maestro ukiyoe specializzato nei ritratti di attori kabuki.

allestimento della mostra

(allestimento della mostra)

Il percorso prosegue con alcune opere che sono espressione del ricercato equilibrio tra parola e immagine, tra spazio e vuoto, a partire dall’eredità zen. Nella sezione Calligrafia e Tipografia il pubblico incontra manifesti in cui il tratto, da sempre gesto spirituale e di disciplina estetica, diventa griglia compositiva, costruzione tipografica, elemento fondante della grafica moderna, che si ritrova anche nelle pagine pop dei manga.

allestimento della mostra

allestimento della mostra

(allestimento della mostra)

Chiude l’itinerario espositivo il Giapponismo contemporaneo, che esplora la trasposizione dei codici tradizionali nella cultura visiva globale. Il manga, l’anime, il design editoriale, la pubblicità, il fashion design sono tutti ambiti in cui il Giappone ha saputo esprimere una sintesi originale fra memoria visiva e innovazione. Le opere esposte mostrano come la cultura giapponese abbia saputo integrare le proprie radici in un linguaggio globale, riconoscibile e insieme adattabile e quanto abbia saputo influenzare la grafica e la cartellonistica italiana di inizio Novecento di Leopoldo Metlicovitz, Marcello Dudovich e altri, in un momento in cui gli scambi artistici e le influenze estetiche tra i due paesi fiorivano grazie alle esposizioni internazionali.

Le opere in prestito provengono da importanti istituzioni italiane e giapponesi pubbliche e private, tra cui Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone” di Genova, Museo d’Arte Orientale di Venezia, Biblioteche civiche e nazionali e da collezioni giapponesi, tra cui Dai Nippon Foundation for Cultural Promotion e Adachi Foundation

Informazioni

La mostra è fino al 6 aprile 2026 al Museo Civico Archeologico (Via dell’Archiginnasio, 2 Bologna). Orari: mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10 alle 18. Sabato e domenica dalle 10 alle 19.
Per conoscere il ricco calendario di appuntamenti e visite guidate intorno alla mostra consultare il sito web Graphic Japan

Ultimo aggiornamento: 26-11-2025, 17:18