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Introduzione

Era il 21 maggio del 1976, al 29° festival di Cannes viene presentato per la prima volta "Novecento" di Bernardo Bertolucci. Il film, acclamato da subito come un classico contemporaneo, è una delle pellicole più lunghe di sempre (317 minuti nella sua versione originale) e racconta mezzo secolo di storia d’Italia tramite i destini paralleli di Olmo Dalcò e Alfredo Berlinghieri, da quella mattina dell’anno 1900 in cui il bastardo del clan dei mezzadri e il rampollo del padrone nascono nella stessa corte della Bassa Padana, regione natale del regista, fino al 25 aprile 1945, giorno della Liberazione.
Straordinari e internazionali il cast e la troupe: Robert De Niro, Gérard Depardieu, Alida Valli, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Laura Betti, Stefania Casini e Sterling Hayden solo per citarne alcuni. E ancora il direttore della fotografia Vittorio Storaro, la colonna sonora di Ennio Morricone, il montaggio di Kim Arcalli.
3 settembre 1976. Osannato, discusso, osteggiato sul sentito dire ancora prima dell’uscita, appare finalmente nelle sale il film più atteso dell’anno, diviso in due parti. La pellicola è costata una cifra enorme: ben quattro miliardi di lire, che una cordata internazionale di produttori ha messo a disposizione del regista dopo lo straordinario successo di "Ultimo tango a Parigi".

Dal 27 marzo al 26 luglio 2026 Parma festeggia il cinquantesimo anniversario del film con una mostra al Palazzo del Governatore, promossa dal Comune e dalla Fondazione Bernardo Bertolucci, a cura di Gabriele Pedullà e della casa editrice Electa.

Locandina del film

(Locandina del primo atto del film " Novecento", regia di Bernardo Bertolucci, 1976)

La mostra

La mostra si suddivide in quattro macro sezioni (Il contesto. Gli anni Settanta e l’Emilia dei Bertolucci; Le riprese; Il film; La ricezione) articolate in ben venticinque stanze. Il curatore; Gabriele Pedullà, sottolinea come forse sia la prima grande mostra dedicata esclusivamente a un film.

Allestimento mostra "Bernardo Bertolucci. Il Novecento". Ph. Lorenzo Melegari

(Allestimento mostra "Bernardo Bertolucci. Il Novecento". Ph. Lorenzo Melegari)

All'ingresso ad accogliere il visitatore una gigantografia di Bernardo Bertolucci. Si è poi guidati nella genesi del film, a partire dal contesto politico-culturale, fino alla sua eredità artistica, attraverso materiali inediti – si aprono per la prima volta gli archivi e sono esposte centinaia di foto mai viste e materiali di lavoro –, testimonianze d’epoca e capolavori pittorici, tra cui opere di Lucio Fontana, Mario Schifano, Franco Mulas, Renato Guttuso, Salvo, Franco Angeli, Giulio Turcato, Alighiero Boetti.
Ma andiamo per ordine. La prima sala ospita una copia di Taner Ceylan del "Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo, accanto a studi originali per il "Quarto Stato" di Volpedo, a ricordare la scena di apertura del film.

(Allestimento mostra "Bernardo Bertolucci. Il Novecento". Ph. Lorenzo Melegari)

(Allestimento mostra "Bernardo Bertolucci. Il Novecento". Ph. Lorenzo Melegari)

Segue un tributo al territorio e al genius loci di Parma e della sua provincia, terra natale di una famiglia geniale: da San Prospero Parmense, che aveva dato i natali al padre di Bernardo, Attilio, poeta e intellettuale, al Convitto nazionale Maria Luigia, dove Attilio incontra Cesare Zavattini. Un capitolo è dedicato alle dimore dei Bertolucci presso Baccanelli, dove Bernardo ha trascorso la sua infanzia, e presso Casarola, dove si trova la casa di famiglia, oggi di proprietà della Fondazione Bernardo Bertolucci. Paesaggi che fanno da sostrato a un film epico su un mondo contadino colto un attimo prima della sua fine.
Si passa poi al contesto sociale e politico in cui nasce il film, gli anni Settanta del Novecento, un clima di tensioni e di attesa verso una rivoluzione che pare prossima.
Le riprese, che durano un anno intero, sono testimoniate da video inediti, materiali di scena, mappe a illustrare la vita inimitabile di una troupe che lavora insieme per un così lungo periodo. “In quelle quarantacinque settimane vivere e filmare coincisero. Non so di nessun altro film le cui riprese siano durate tanto. […] Novecento era diventato una seconda vita, macchinisti ed elettricisti si erano fatti una seconda famiglia”, dichiarerà Bertolucci.

Fotografie di Angelo Novi sul set di Novecento

Fotografie di Angelo Novi sul set di Novecento

Fotografie di Angelo Novi sul set di Novecento

(Fotografie di scena di Angelo Novi, 1974-75, Courtesy Fondazione Bernardo Bertolucci, Parma)

E' ricordata anche la “mitica” partita di calcio giocata a Parma il 16 marzo del 1975, che oppose la troupe di Salò, diretta da Pier Paolo Pasolini, a quella di Novecento. (per la cronaca: Centoventi - un rimando al fim - contro Novecento. La squadra di Novecento, più ricca, con le magliette realizzate ad hoc per la partita, vinse la gara. Un video di Clare People, allora assistente e futura moglie di Bertolucci, ci mostra il festeggiamento finale con grande torta alla panna, visto che era anche il compleanno di Bernardo).

(Betti, Pasolini e Bertolucci a fine partita.
Fotografia di Gideon Bachmann, 1975)

(Betti, Pasolini e Bertolucci a fine partita. Fotografia di Gideon Bachmann, 1975)

Gli attori e il "popolo" sono ricordati attraverso grandi "vele" che raccontano la biografia degli attori protagonisti del film fino a quel momento, e, sulle pareti, le foto dei casting per i ruoli minori: gente comune a cui il "compagno" Bertolucci portava grande rispetto.
Una curiosità: De Niro seppe di aver ricevuto il suo primo Oscar per il "Padrino" proprio durante le riprese di "Novecento". La notizia gli viene portata la mattina dopo dal fotografo di scena del film, Angelo Novi.
Si ricorda poi il ruolo determinante nella sceneggiatura di Franco “Kim” Arcalli e del fratello di Bertolucci, Giuseppe; di Vittorio Storaro per la fotografia e di Ennio Morricone per le musiche.

(Allestimento mostra "Bernardo Bertolucci. Il Novecento". Ph. Lorenzo Melegari)

(Allestimento mostra "Bernardo Bertolucci. Il Novecento". Ph. Lorenzo Melegari)

"Ho fatto un film sul tempo", dirà Bertolucci. Una sezione racconta l'intreccio “a spirale” tra tempo ciclico e tempo lineare elaborato da Bertolucci nella pellicola. Nelle campagne niente pare irreversibile: a una alternanza stagionale ne segue, inevitabilmente, un’altra, ed è per questo che si può parlare di tempo ciclico. Accanto a questo tempo ciclico in "Novecento" si affaccia anche il tempo lineare della grande Storia, che irrompe nella pellicola prima sotto forma delle nuove macchine agricole, poi degli scioperi e del socialismo, poi ancora della Grande guerra e infine del fascismo.

Fotografia di scena di Angelo Novi, 1974-75

(Fotografia di scena di Angelo Novi, 1974-75, Courtesy Fondazione Bernardo Bertolucci, Parma)

"Bernardo Bertolucci - scrive Pedullà - ha spesso parlato di Novecento come di un’opera percorsa da conflitti insanabili e volutamente non sanati: un film 'costruito sul principio delle contraddizioni, la contraddizione tra i dollari americani e il discorso politico e ideologico del film, la contraddizione tra Olmo e Alfredo, tra i contadini e i padroni, tra gli autori di Hollywood e i veri contadini dell’Emilia, tra la finzione e il documentario, tra la preparazione accuratissima e l’improvvisazione sfrenata, tra la cultura arcaica e contadina e una cultura veramente borghesissima', come dichiarò Bertolucci in un'intervista del 1977".

(Corteo. 
Prima metà anni settanta. Plexiglass, smalto su tela emulsionata, 
collezione privata. 
Ph. Tommaso Forti
 ©Mario Schifano, by SIAE 2026)

(Corteo. Prima metà anni settanta. Plexiglass, smalto su tela emulsionata, collezione privata. Ph. Tommaso Forti ©Mario Schifano, by SIAE 2026)

Un film che da subito fece scalpore e influenzò tutte le arti: la sezione di chiusura della mostra riunisce in un'unica sala i tanti artisti (tra cui Lucio Fontana, Mario Schifano, Franco Mulas, Renato Guttuso, Salvo, Franco Angeli, Giulio Turcato, Alighiero Boetti) che, insieme, ricordano la bandiera rossa della scena finale: la più grande bandiera rossa che si sia mai vista in un film, composta con dozzine di drappi e vessilli più piccoli e dalle sfumature più varie. Un modo scenografico, attraverso i soggetti dei quadri esposti, per celebrare un’opera che ha segnato profondamente la storia del cinema moderno e che rappresenta, ancora oggi, una chiave di lettura universale della storia sociale, politica e culturale del nostro Paese.

Informazioni

Apertura: da mercoledì a domenica dalle 10.00 alle 19.00. Ultimo ingresso alle ore 18.00
Chiuso il lunedì e il martedì. La biglietteria chiude 1 ora prima.
Aperture speciali:
domenica 5 aprile (Pasqua) dalle 10.00 alle 19.00
lunedì 6 aprile (lunedì di Pasqua) dalle 10.00 alle 19.00
sabato 25 aprile (Liberazione) dalle 10.00 alle 16.00
venerdì 1 maggio (Festa dei Lavoratori) dalle 10.00 alle 19.00
lunedì 1 giugno (Ponte della Festa della Repubblica) dalle 10.00 alle 19.00
martedì 2 giugno (Festa della Repubblica) dalle 10.00 alle 19.00

Per le tante iniziative intorno alla mostra e gli ulteriori dettagli:
Sito web cultura - Comune di Parma

(Allestimento mostra "Bernardo Bertolucci. Il Novecento". Ph. Lorenzo Melegari)

Ultimo aggiornamento: 27-03-2026, 13:06