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Introduzione

Arriva al Museo Medievale di Bologna la prima mostra monografica dedicata al pittore Bartolomeo Cesi (Bologna, 1556 - ivi, 1629), il "pittore del silenzio", autore principalmente di opere di soggetto religioso, destinate a restare all’interno delle mura di chiese e conventi. Operò in diretta concorrenza con i coevi Agostino, Ludovico e Annibale Carracci. Di lui scrisse l’abate Luigi Lanzi nella Storia pittorica della Italia (1792-1809) riprendendo il giudizio già espresso da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina Pittrice: Vite de' pittori bolognesi   (1678), e lo celebrò per "aver lui una maniera che appaga, piace, innamora; linda veramente e soave quanto qualsivoglia stile de' miglior frescanti toscani. Fu considerato da' Caracci, e generalmente amato da' professori per la onestà del suo carattere e per l'amore verso l'arte”

Bartolomeo Cesi, in Carlo Cesare Malvasia, Felsina pittrice, In Bologna, per l'erede di Domenico Barbieri, 1678

(Bartolomeo Cesi, in Carlo Cesare Malvasia, Felsina pittrice, In Bologna, per l'erede di Domenico Barbieri, 1678, v. 1, p. 316)

Nel corso del Novecento, a partire dal fondamentale saggio di Alberto Graziani (1939), si affermò il suo ruolo di «artista della controriforma» dalla sensibilità religiosa austera e schietta, colui che, più di tutti a Bologna, seppe e volle realizzare gli indirizzi della nuova arte cristiana: verosimiglianza della narrazione, chiarezza e semplicità per essere comprensibile ad un pubblico variegato, ma anche la capacità di suscitare diletto e coinvolgimento emotivo.

Bartolomeo Cesi (Bologna, 1556 – ivi, 1629), La Trinità e la Vergine adorate dai santi Bernardino da Siena e Sebastiano, 1583-1585, Olio su tela, cm 213 x 147, Bologna, IRCCS - Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna - Policlinico di Sant’Orsola

( Bartolomeo Cesi (Bologna, 1556 – ivi, 1629), La Trinità e la Vergine adorate dai santi Bernardino da Siena e Sebastiano, 1583-1585, Olio su tela, cm 213 x 147, Bologna, IRCCS - Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna - Policlinico di Sant’Orsola)

Per comprendere appieno il lavoro di Cesi è necessario soffermarsi sul contesto storico e culturale in cui vive e lavora, collegandolo alla figura dell'arcivescovo del momento, il cardinale Gabriele Paleotti, esponente di rilievo della riforma cattolica promossa dal Concilio di Trento (1545-1563). In particolare, il cardinale pubblica, nel 1582, il celebre Discorso intorno alle immagini sacre et profane , dove si invoca un arte religiosa che sia capace di illustrare i principi conciliari. Centrale è il concetto di "verisimiglianza" nel narrare visivamente la storia sacra del Vecchio e Nuovo Testamento e dei suoi protagonisti , senza un eccesso di simbolismi e metafore, per permettere a tutti di capire. Attenzione al vero, quindi, nei paesaggi e nelle figure: le immagini devono essere strumenti chiari di didattica della Fede.
Bartolomeo appare particolarmente attento alle istanze concettuali attive nell’ambito del riformismo paleottiano ancora prima che venissero proposte nel Discorso, accattivandosi il favore del cardinale che, tra il 1579 e il 1585, lo coinvolge nel grandioso programma decorativo della zona absidale della cattedrale di San Pietro e nel ciclo con le Istorie de’ Martiri della cripta, eseguito con la collaborazione di Camillo Procaccini (Parma, 1561 – Milano, 1629): lavori che dovevano documentare l’abilità del pittore come ‘frescante’, enfatizzata da Carlo Cesare Malvasia (1678), oggi quasi completamente distrutti.

Il percorso espositivo

L’esposizione, a cura di Vera Fortunati, si concentra sul periodo più felice della lunga carriera di questo artista colto e raffinato, negli anni in cui si impegnò in un dialogo solitario e coraggioso con le novità della produzione carraccesca, tra il 1585 e il 1597 circa.
Attraverso un percorso di visita articolato in oltre 30 opere - tra dipinti, disegni e monumentali pale d’altare - vengono affrontati i temi salienti della sua poetica e i generi pittorici con cui si affermò come protagonista di grande rilevanza nella vivace geografia artistica e culturale di Bologna del suo tempo. Sono cinque i nuclei tematici: la formazione; i ritratti; i disegni; le pale d’altare e i cicli decorativi presso le Certose.

La mostra si apre con il racconto della formazione dell’artista negli anni Settanta del Cinquecento, durante la stagione di rinnovamento spirituale e figurativo inaugurata dalla Chiesa controriformata, a cui partecipa anche la città di Bologna sotto l’influenza del pontificato di papa Gregorio XIII, il bolognese Ugo Boncompagni (Bologna, 1501 – Roma, 1585), e dell’azione pastorale del già citato cardinale Gabriele Paleotti.
Seguono i Ritratti tra i quali spicca il Ritratto di gentiluomo venticinquenne con la spada (Imola, Museo San Domenico – Collezioni d’Arte della Città) del 1585, dove è evidente l'attenzione verso l’interiorità dell’effigiato.

Bartolomeo Cesi (Bologna, 1556 – ivi, 1629), Ritratto di gentiluomo venticinquenne con la spada, 1585, Olio su tela, cm 78 x 60, Imola, Museo San Domenico

(Bartolomeo Cesi (Bologna, 1556 – ivi, 1629), Ritratto di gentiluomo venticinquenne con la spada, 1585, Olio su tela, cm 78 x 60, Imola, Museo San Domenico)

Fin dagli inizi della sua carriera, Cesi mostra di praticare, seguendo l’esempio dei giovani Carracci, il disegno dal vero. La pittura di Cesi nasce da lunghe progettazioni che si affidano a bellissime prove grafiche custodite in numerose collezioni pubbliche e private in Italia, Europa e Stati Uniti. La mostra propone alcuni ritratti di giovani colti dal vero che, ammantati in ampi drappeggi, posano per essere poi rielaborati e trasformati in illustri protagonisti (santi, profeti, apostoli…) o in figure allegoriche. 

Bartolomeo Cesi, Giovane ammantato e stante volto di trequarti verso destra, 1591-1592, Bologna, Pinacoteca nazionale - Gabinetto Disegni e Stampe

(Bartolomeo Cesi, Giovane ammantato e stante volto di trequarti verso destra, 1591-1592, Bologna, Pinacoteca nazionale - Gabinetto Disegni e Stampe)

Nella quarta sezione è possibile ammirare alcune tra le più pregevoli pale d’altare eseguite da Cesi, in una rielaborazione progressiva e originalissima dello sperimentalismo naturalistico dei Carracci, radicato nella pratica del disegno dal vero inaugurato dalla loro bottega. Egli è l’unico, fra i tardo manieristi bolognesi, a comprendere le dirompenti novità della pala con Crocifisso con i dolenti e i Santi Bernardino da Siena, Francesco e Petronio (1583) realizzata dal venticinquenne Annibale per la chiesa bolognese di Santa Maria della Carità, destando grande sconcerto nell’ambiente artistico cittadino per il linguaggio quasi scandaloso (troppo realistico fu considerato il Cristo, quasi un "facchino nudato", la composizione non equilibrata, lo stile veloce e abbozzato, quasi trasandato...)
Cesi prova di aver assimilato il naturalismo carraccesco nella pala con il Crocifisso con i Santi Andrea, Pietro Toma e Paolo (1584-1885) per la cappella Zini nella basilica di San Martino Maggiore.

Bartolomeo Cesi, Crocifisso e i Santi Andrea, Pietro Toma e Paolo, 1584-1585, Olio su tela, cm 375 x 217, Bologna, basilica di San Martino Maggiore

(Bartolomeo Cesi, Crocifisso e i Santi Andrea, Pietro Toma e Paolo, 1584-1585, Olio su tela, cm 375 x 217, Bologna, basilica di San Martino Maggiore)

Cesi raggiunge l’apice più alto intorno al 1590 nella pala con la Madonna con il Bambino in gloria con i santi Benedetto, Giovanni Battista e Francesco, eseguita per la cappella della famiglia Paleotti nella chiesa agostiniana di San Giacomo Maggiore, unanimemente riconosciuta come uno dei più significativi esempi di pittura controriformata sull’onda della precettistica paleottiana.

Bartolomeo Cesi,  Madonna con il Bambino in gloria con i Santi Benedetto, Giovanni Battista e Francesco, 1595-1598, Olio su tela, cm 288 x 191
 Bologna, chiesa di San Giorgio Maggiore

(Bartolomeo Cesi, Madonna con il Bambino in gloria con i Santi Benedetto, Giovanni Battista e Francesco, 1595-1598, Olio su tela, cm 288 x 191
Bologna, chiesa di San Giorgio Maggiore)

Al massimo successo Cesi riceve commissioni prestigiose, tra cui il complesso decorativo per la cappella della piccola chiesa di Santa Maria dei Bulgari, collocata all’interno del palazzo dell’Archiginnasio. Andato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato oggi ricostruito virtualmente per l'occasione espositiva.
Sono questi gli anni anche della feconda sintonia tra l’artista e l’ordine certosino. Nel 1593 il priore Giovanni Battista Capponi gli commissiona il complesso ciclo decorativo della cappella maggiore della chiesa di San Girolamo della Certosa, armonioso insieme di affreschi, dipinti e stucchi, bianchi e dorati, definito da Francesco Arcangeli “il più bel ciclo pittorico bolognese della pittura di Controriforma”. Un unicum irripetibile del ‘pittore del silenzio’, dove l’artista è animato da un profondo sentimento religioso.

Ricostruzione visiva della cappella maggiore della Chiesa di San Girolamo, allestimento

(Ricostruzione visiva della cappella maggiore della Chiesa di San Girolamo, allestimento)

Bartolomeo Cesi: itinerari a Bologna

Il progetto espositivo allestito nel Lapidario del Museo Civico Medievale trova un naturale completamento nelle sale dedicate al Cinque e Seicento della Pinacoteca nazionale di Bologna (Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna), l’autentico fulcro del museo recentemente rinnovato nell’allestimento, dove l'arte carraccesca e quella di Bartolomeo Cesi si trovano a confronto diretto. Ma l'itinerario alla scoperta di Cesi non si esaurisce qui. Per questo, oltre al catalogo della mostra, è stata pubblicata una guida storico-artistica a cura di Giovanna Degli Esposti, che offre una breve rassegna delle opere realizzate da Bartolomeo Cesi ancora oggi custodite nella città di Bologna. Le opere sono presentate suddivise per tipologia di luogo (collezioni pubbliche, palazzi, edifici ecclesiastici) e in ordine alfabetico. Ogni tappa del percorso è arricchita da una breve scheda che racconta la storia dell’opera, la sua committenza, l’iconografia e il periodo di esecuzione.

Informazioni

La mostra è aperta fino al 22 febbraio 2026 e tante sono le iniziative organizzate, tra conferenze, visite guidate e incontri.
Tutte le informazioni e i dettagli sono disponibili sul sito web del Museo Civico Medievale e sul sito di Bologna Welcome.

Ultimo aggiornamento: 05-12-2025, 14:41