Introduzione
Il Barocco dà vertigine, si sa. Ed è questo l'effetto che si prova all'uscita della mostra in corso al Museo Civico San Domenico di Forlì fino al 28 giugno 2026. Duecento opere con tutti i grandi nomi (Bernini, Borromini, Caravaggio, Pietro da Cortona, Guercino, Guido Reni, Van Dyck, Rubens, per citarne alcuni) ci illustrano un secolo, il Seicento, e la sua lezione che arriva ad influenzare l’arte del XX secolo fino all'oggi. La selezione non deve essere stata facile. Soprattutto se il confronto è stato con la mostra "monstre" che Firenze, nel lontano 1922, dedicò alla "Pittura italiana del Sei e Settecento" a Palazzo Pitti, con oltre mille dipinti distribuiti in quarantotto sale della reggia. Del resto il Barocco è un vero e proprio sistema culturale in cui arte, fede, scienza, potere, spettacolo e vita quotidiana si intrecciano in un'epoca dominata , come sottolinea Gianfranco Brunelli, direttore delle Grandi Mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, dall'inquietudine della forma "che è l'inquietudine dell'arte e della vita stessa". E' nell'arte della pittura, della scultura e dell'architettura che tutto accade. Al centro c'è Roma, capitale indiscussa del Barocco. Qui si esprime, forse per la prima volta in modo consapevole e strategico, il grandioso potere del linguaggio delle immagini: "L'importante - commenta Brunelli - è commuovere, stupire, meravigliare, raccontare per persuadere e accogliere, perchè tutto è immagine e comunicazione".

(Tanzio da Varallo, Davide con la testa di Golia, 1623 - 1625 ca., olio su tela, Varallo, Palazzo dei Musei, Pinacoteca, Immagine guida della mostra)
Per portare a Forlì la Roma dei Papi, "il più grande spettacolo del mondo", si parte dalla fine del Cinquecento, dal fascino esercitato dalle memorie dell'antico, dal pathos delle sculture ellenistiche e delle memorie imperiali, per addentrarci nella "poetica della curva" che domina l'architettura del Seicento. In mostra non poteva mancare il disegno della pianta di Sant'Ivo alla Sapienza del Borromini che con la sua cupola a spirale è l'espressione suprema del nuovo linguaggio. Così come il modello preparatorio per la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, il "poeta" della luce usata nella progettazione come strumento espressivo e che ritroviamo in tante delle sue invenzioni, dalla Cattedra di San Pietro in Vaticano, alla Santa Teresa della Cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria, dove la figura della Santa è avvolta da una luce sapientemente convogliata dall'esterno. Un "effetto speciale" che Bernini, che fu anche impresario e scenografo, seppe sfruttare anche nel mondo teatrale. E non si può non citare, a proposito di effetti speciali, quella grandiosa illusione prospettica nella finta cupola della chiesa di Sant'Ignazio, opera di Andrea Pozzo: qui l'architettura dipinta disssolve la distinzione tra pittura e spazio fisico; nello stesso modo Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio, collaboratore di Bernini, porta agli estremi la grande decorazione illusionistica barocca della Chiesa Madre della Compagnia di Gesù. Di queste opere possiamo ammirare gli splendidi bozzetti in mostra.


(Installation view, BAROCCO. Il Gran Teatro delle Idee, Museo Civico San Domenico, 2026. ph. Emanuele Rambaldi)
Il Trionfo dell'immagine
L'immagine nel Barocco è linguaggio politico. Il volto del potere lo ritroviamo nei tanti ritratti ufficiali dei papi (uno su tutti, il celebre ritratto di Papa Innocenzo X di Velazquez, qui esposto in una copia delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, uno dei principali enti prestatori della mostra) e nei busti del Bernini. Il grande teatro del Barocco entra anche nella liturgia ecclesistica attraverso gli apparati effimeri per canonizzazioni, feste e solennità. La spettacolarità barocca non invade solo gli spazi pubblici cittadini, ma anche gli interni aristocratici. La sezione "Scenografie del quotidiano" lo illustra magnificamente con alcuni esempi di arredi, tra consolle, marmi, argenti e arazzi. Anche il mobile si trasforma in architettura teatrale in miniatura.

(Carlo Maratti Ritratto di Clemente IX (Rospigliosi, 1667-1669), 1669, olio su tela, Città del Vaticano, Musei Vaticani)


(Installation view, BAROCCO. Il Gran Teatro delle Idee, Museo Civico San Domenico, 2026. ph. Emanuele Rambaldi)
La sezione "Storie senza eroi. La strada in scena" rivela invece il volto meno ufficiale del Barocco. Nel Seicento apprezzatissime da collezionisti e artisti sono le scene di vita quotidiana e il mondo dei ceti popolari, sulla scia della scuola dei "Bamboccianti", artisti fiamminghi, olandesi e italiani che ritraevano scene popolari della vita della Roma papale, in particolare il mondo che vive ai margini della società, tra ladri e vagabondi, mendicanti e prostitute.
Nella sezione "Visioni mistiche" si indaga la centralità dell'esperienza estatica nella pittura barocca, alla luce della nuova spiritualità portata avanti dalla Controriforma. Sono dipinti in cui il divino si traduce in immagini di intensa partecipazione emotiva e fisica, a partire dal "San Francesco in meditazione" del Caravaggio (1606, circa) e dal "Cristo legato" del Bernini. Per non parlare dei tanti "San Sebastiano" presenti in mostra, da Rubens a Guido Reni, da Bernini a Guercino. Sempre del Guercino è il "San Carlo Borromeo in preghiera" (1614) che traduce in gesto la partecipazione emotiva del santo. La corporeità è centrale: mani aperte, busti inclinati, occhi socchiusi traducono in gesto l’esperienza mistica. La luce non è semplice elemento naturale ma presenza teologica, capace di modellare lo spazio e di guidare lo sguardo verso il punto decisivo della scena. La teatralità non è artificio, ma strumento di partecipazione: il fedele non resta distante, è chiamato a condividere il pathos e a entrare nella scena.



(Installation view, BAROCCO. Il Gran Teatro delle Idee, Museo Civico San Domenico, 2026. ph. Emanuele Rambaldi)
La "vetrina" di Roma consoliderà la fortuna di tanti artisti in tutta Europa, dove il Barocco entra nelle corti più importanti con peculiarità distinte. Nella Francia del "Grand Siècle" ha carattere celebrativo e monumentale, in Spagna si carica di intensità mistica, mentre nell'Europa centrale la scultura e l'architettura accentuano tensioni e dinamismi.
Il Barocco, il Novecento e oltre
La sezione "Inquietudine delle forme" indaga la fortuna del Barocco nel Novecento. Riscoperto nel mondo tedesco nell'Ottocento, ha la sua consacrazione con la già citata mostra fiorentina del 1922. Al Barocco si ispirano futuristi come Boccioni (il grande critico Roberto Longhi parlava di "una brezza barocca che va da Bernini a Boccioni"), De Chirico, Leoncillo e Fontana (definito il nuovo Bernini, artista totale capace di fonde pittura, scultura e scenografia), per citare solo gli italiani.
La mostra si chiude con "Visioni ultime. Barocco contemporaneo": troviamo le sperimentazioni di Fontana e il celebre "Pope I- Study after Poe Innocent X by Velazquez" di Francis Bacon (1951): il suo Innocenzo X, attualizzato con l'effigie dell'allora papa Pio XII, interpreta con efficacia tutte le inquietudini dell'uomo contemporaneo.

(Umberto Boccioni, Sotto il pergolato a Napoli1914, olio e collage su tela, Milano, Museo del Novecento)

(Installation view, BAROCCO. Il Gran Teatro delle Idee, Museo Civico San Domenico, 2026. ph. Emanuele Rambaldi)
Informazioni
Orari: Da lunedì a venerdì: 9.30-19.00
sabato, domenica, giorni festivi: 9.30-20.00
Per organizzare al meglio la visita, soli o guidati, è utile consultare il sito web della mostra, dove compaiono anche tutti gli eventi organizzati intorno all'esposizione.
Il catalogo è di Cimorelli editore
Ultimo aggiornamento: 05-03-2026, 16:29
