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Introduzione

La chiamavano "l'oro bianco" la porcellana. Importata dalla Cina, la sua composizione e tecnica rimasero sconosciute in Europa fino all'inizio del XVII secolo, quando, tra il 1710 e il 1718 nascono rispettivamente le manifatture di Meissen e di Claudius Innocentius du Paquier a Vienna. In Italia fu un marchese appassionato di Chimica, Carlo Ginori, ad aprire nel 1737 la futura manifattura Ginori, in una casa colonica situata a pochi metri dalla villa di famiglia a Doccia, a Sesto (allora Borgo) Fiorentino.
La sua passione per la chimica e per la sperimentazione in generale lo portano a cercare le materie prime per l'impasto della porcellana, assenti nelle vicinanze della fabbrica, prima in tutta la Toscana, inclusa l'Elba, poi negli "Stati Alieni" (Veneto ed Austria, per esempio). Le argille e i caolini raccolti (oltre 400 campioni) sono oggetto di diverse "prove" al fine di ottenere l'impasto migliore. Ma la ricerca non finisce qui: anche i colori e le dorature sono oggetto di sperimetazione e di studio: al blu cobalto della tradizione, si affiancano nuovi colori e nuove tecniche.
Carlo Ginori è una figura capace di coniugare spirito imprenditoriale, curiosità scientifica e gusto artistico. Da subito è evidente la volontà del marchese di raccogliere l'eredità artistica lasciata dalla famiglia Medici, in particolare la tradizione del tardo barocco fiorentino, realizzando sculture e bassorilievi in porcellana che riproducono celebri sculture in bronzo. Alle maestranze provenienti dalla fabbrica di Vienna, Carlo Ginori affianca lo scultore fiorentino Gaspero Bruschi come capo modellatore: prende avvio la florida stagione della scultura Ginori in "oro bianco".

La mostra

Dai primi passi della manifattura Ginori prende avvio la mostra in corso al MIC Faenza fino al 2 giugno 2026. Ci sono i vasi con i campioni delle terre, le prove di cottura e le prime sperimentali sculture, tra cui Il Sacrificio di Isacco e l'Endimione , realizzati intorno alla metà del Settecento. Nello stesso periodo Ginori decide di avviare una nuova produzione, di grande fortuna, dedicata alla statuaria antica in "scala dal vero", sulla scia del grande interesse internazionale influenzato dai viaggiatori del Grand Tour. Una produzione che caratterizzerà la manifattura di Doccia fino alla fine del Settecento, sotto la direzione del figlio di Carlo, Lorenzo.
Questa produzione artistica è fin dagli inizi affiancata alla produzione più popolare di maioliche. Erano queste a finanziare la costante ricerca sulla porcellana. All'epoca del fondatore il loro repertorio decorativo si limitava in generale alla monocromia blu su smalto bianco, per arricchirsi poi col rosso e il porpora.

Manifattura Ginori, Vasi dal "Museo delle terre", maiolica e vetro, anni quaranta del XVIII secolo, Sesto Fiorentino, Museo Ginori

(Manifattura Ginori, Vasi dal "Museo delle terre", maiolica e vetro, anni quaranta del XVIII secolo, Sesto Fiorentino, Museo Ginori)

Veduta di allestimento:  Il Sacrificio di Isacco

(Veduta di allestimento: Il Sacrificio di Isacco)

Veduta di allestimento: servizio per il cardinale Roverella, Museo Ginori

(Veduta di allestimento: servizio per il cardinale Roverella, Museo Ginori)

Amore e Psiche

Tra le opere che aiutano il visitatore a comprendere le sfide senza precedenti affrontate dalla Manifattura Ginori fin dai suoi esordi, un posto d’onore spetta ai due esemplari del gruppo Amore e Psiche, oggi appartenenti alle collezioni del MIC Faenza e del Museo Ginori, esposti per la prima volta insieme.
Le due composizioni, realizzate dalla Manifattura Ginori a poca distanza l’una dall’altra, testimoniano con straordinaria eloquenza il carattere sperimentale della produzione di grandi sculture in porcellana che fin dal Settecento distingue la fabbrica di Doccia dalle altre concorrenti coeve. Il confronto diretto tra le differenti soluzioni adottate dal capo modellatore Gaspero Bruschi nei due esemplari rende efficacemente conto delle difficoltà poste dalla cottura di opere di così grandi dimensioni (si vedano, ad esempio, le fasce sulle braccia di Amore e Psiche, inserite per nascondere le giunture tra i diversi pezzi nel modello del Museo Ginori, a sinistra nella foto). La mostra consente inoltre di osservare per la prima volta anche le forme in gesso “a tasselli” ricavate dall’archetipo in marmo conservato nelle Gallerie degli Uffizi e impiegate per eseguirne la traduzione in porcellana.

Veduta di allestimento: Amore e Psiche

(Veduta di allestimento: Amore e Psiche)

L'Ottocento: nuove tendenze e una nuova fornace a quattro piani

Il nuovo secolo si apre sotto l'influenza della Francia; la scoperta di grandi giacimenti di caolino nei pressi di Limoges provoca un notevole sviluppo nella produzione di porcellana. Nel 1810 Carlo Leopoldo Ginori, figlio di Lorenzo, compie il primo di numerosi viaggi di aggiornamento in Francia. A Doccia vengono introdotti nuovi pigmenti, tra cui il "verde cromo" e il famoso color "d'anchina" o "nanchino", un beige rosato che imita il colore dei tessuti cinesi. Si assumono dall'estero nuovi decoratori con il compito di copiare fedelmente su porcellana i capolavori degli Uffizi. Un esempio mirabile, presente in mostra, è la lastra presentata alla prima Esposizione Internazionale del 1861 e raffigurante la cosiddetta "Fornarina" ritenuta di Raffaello, ma oggi attribuita a Sebastiano del Piombo.

Veduta di allestimento: Lastra con ritratto femminile detto "La Fornarina", 1861, Museo Ginori

(Veduta di allestimento: Lastra con ritratto femminile detto "La Fornarina", 1861, Museo Ginori)

Negli anni 1818-19 sappiamo dai registri che ci fu un fortissimo incremento della produzione della maiolica, il "masso bastardo", ovvero biscotto di porcellana rivestito di smalto bianco. Due anni prima era stata installata una nuova fornace a quattro piani ideata dallo stesso Carlo Leopoldo Ginori. La sua fornace, chiamata "all'italiana", permetteva la cottura in simultanea della maiolica, della terraglia e di tutte le atre tipologie allora in produzione a Doccia.

Manifattura Ginori e Raffaello Pagliaccetti, Tondo con rilievo raffigurante Luca della Robbia, 1873-1900, maiolica, Sesto Fiorentino, Museo Ginori

(Manifattura Ginori e Raffaello Pagliaccetti, Tondo con rilievo raffigurante Luca della Robbia, 1873-1900, maiolica, Sesto Fiorentino, Museo Ginori)

Intorno alla metà dell'Ottocento la manifattura inizia a cimentarsi con l'imitazione delle antiche maioliche rinascimentali. La maiolica, abbandonato il vasellame d'uso, rinasce come linea artistica con raffaellesche, grottesche e forme tipiche del repertorio cinquecentesco. Anche le famose sculture della storica bottega dei Della Robbia diventano modelli replicati dalla Ginori. A Doccia si deve inoltre la riscoperta del "lustro", una formula di cottura che rende iridecsenti gli ossidi metallici, all'epoca considerata perduta.
Nella seconda metà dell'Ottocento si rafforzano anche i legami con artisti provenienti da Accademie. Nasce nel 1873 il ruolo di direttore artistico della Manifattura. Il primo è Giuseppe Benassai, che avvicina la maiolica artistica alla pittura di paesaggio.

Veduta di allestimento: Tondo con cervi nella foresta, 1872, Giuseppe Benassai e Manifattura Ginori

(Veduta di allestimento: Tondo con cervi nella foresta, 1872, Giuseppe Benassai e Manifattura Ginori)

Veduta di allestimento

(Veduta di allestimento)

Le porcellane elettrotecniche

L’invenzione del telegrafo e dell’elettricità aprono alla porcellana un settore merceologico nuovo e promettente - quello degli isolatori - al quale la manifattura Ginori si dedica precocemente fin dagli anni cinquanta dell’Ottocento. Questi “oggetti utili”, inizialmente piuttosto rudimentali, vengono perfezionati nel tempo per migliorarne l’efficienza.

I modelli che l’ingegnere Guido Semenza progetta nel 1898 per la Richard-Ginori (nata nel 1896 dalla fusione con la Società Ceramica Richard, di origine lombarda) , si distinguono anche per il loro forte risalto plastico, che conferisce la dignità del miglior disegno industriale a un manufatto che fino a quel momento aveva avuto una valenza esclusivamente tecnica.
Ancora una volta sperimentazione e innovazione sono la cifra della storica manifattura, che si apre così alle sfide del XX secolo.

Veduta di allestimento: le porcellane elettrotecniche

(Veduta di allestimento: le porcellane elettrotecniche)

Informazioni

La mostra, a cura di Oliva Rucellai e Rita Balleri, è aperta fino al 30 marzo dal martedì al venerdì 10-14, sabato e domenica e festivi 10-18, dal 1 aprile dal martedì alla domenica e festivi ore 10-19, chiuso il lunedì e il 1 maggio. Ogni sabato alle ore 16:00, visita guidata inclusa nel prezzo del biglietto.

Info: 0546 697311, info@micfaenza.org, www.micfaenza.org


Ultimo aggiornamento: 11-02-2026, 10:59