La grande tela raffigurante l’Apparizione della Beata Vergine e San Pietro ai compagni di San Brunone esortandoli a tornare all’eremo (cm 930 x 425, olio su tela) è una delle più grandi opere mai realizzate per le chiese ferraresi. Assieme al suo pendant raffigurante l’Apparizione di San Brunone a Ruggero Conte di Sicilia prima della battaglia segna con la propria magnificenza (circa 30 metri quadri) la fine della lunga stagione della pittura seicentesca nel capoluogo emiliano.

Commissionate al pittore ferrarese Giuseppe Avanzi (1645 - 1718) nel 1695 dal priore della Certosa di San Cristoforo, Daniele Campanini (in carica dal 1692 al 1698), le due tele vennero pensate come monumentale decorazione dell’area presbiteriale, dove vennero subito collocate dopo che l’artista, a causa delle loro dimensioni monumentali, le ebbe realizzate nell’antica chiesa di Santa Lucia (ora distrutta) collocata al limitare del desertum certosino ed eccezionalmente concessagli allo scopo.

La tela oggetto del restauro, posizionata nella sua originaria collocazione sulla parete sinistra del presbiterio, raffigura, in primo piano, un episodio particolarmente significativo delle storie certosine, ovvero (utilizzando le parole dello storico ferrarese Girolamo Baruffaldi) «quando li sei compagni [di san Bruno, fondatore dell’ordine], tentati dal demonio di partire ed abbandonare l’eremo furono confortati a rimanervi dalla Beatissima Vergine».

Con grande inventiva e non banali scelte compositive Avanzi costruisce un’opera unica in cui rielabora l’iconografia classica del santo fondatore dell’ordine cartusiano, unendo in una straordinaria messa in scena barocca, simboli, iconografie e messaggi cari all’ordine monastico. L’opera, dai forti contrasti cromatici e della bella stesura pittorica sebbene assai intaccata dal pessimo stato conservativo, concludeva la grande narrazione della vita del fondatore dell’ordine certosino e decorava finalmente le grandi pareti della monumentale chiesa cinquecentesca. Una tela dimenticata dalla critica, solo recentemente studiata dal punto di vista iconografico e che potrà riservare ancora interessanti letture ed analisi, specie dopo questo attesissimo restauro.

La storia conservativa a differenza di altri ben più celebri arredi della chiesa di San Cristoforo alla Certosa (come ad esempio le cinquecentesche pale d’altare dei transetti prelevate dalle truppe napoleoniche e tornate a Ferrara solo nel 2007) le tele di Giuseppe Avanzi, forse proprio grazie alle loro dimensioni monumentali, non lasciarono mai il tempio certosino nonostante il discioglimento della comunità monastica nel 1801.

Entrate a far parte del patrimonio comunale nel 1812 assieme a tutti gli altri arredi ancora conservati nella chiesa e negli spazi del convento, furono però coinvolte nel disastroso bombardamento anglo americano del 28 gennaio 1944. Gli ordigni bellici colpirono la zona absidale, il coro, il lato destro della chiesa ed il campanile che, crollando su sé stessi, danneggiarono, a causa delle numerose schegge e corposi detriti, le due tele. A seguito dei lavori di ripristino delle coperture, condotti a più riprese tra il 1946 il 1956, le due tele vennero separate dal telaio e dalle relative cornici (oggi purtroppo disperse), ripiegate su sé stesse senza alcuna velinatura protettiva e senza cilindro, ed infine collocate prima sulla pavimentazione della sagrestia e poi su quella del presbiterio alle spalle dell’altre maggiore. Lo scorretta conservazione comportò numerosi danni alle opere, in particolare diffusi ed evidenti perdite della pellicola pittorica nei punti di piegamento della tela, che spinsero tra il 1962 e il 1963 l’allora Soprintendenza ad avviare una campagna di velinatura dello strato pittorico ed un successivo avvolgimento su rulli dalle adeguate dimensioni.

Le opere così manutenute, vennero conservate presso i depositi della Pinacoteca Nazionale di Ferrara fino al 1970 circa, quando a casa della loro complessa situazione conservativa e dell’esigua disponibilità di spazi, furono consegnate in deposito presso gli ampi spazi del Laboratorio Nonfarmale che ancor’oggi le accoglie entrambe. Tra il 2004 e il 2007, a seguito del completo restauro architettonico della chiesa di San Cristoforo, il Comune di Ferrara avviò in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara il percorso di recupero di questo patrimonio monumentale, i finanziamenti consentirono però lo srotolamento di una sola delle due tele (che risulterà poi essere quella raffigurante l’Apparizione della Beata Vergine e San Pietro ai compagni di san Brunone esortandoli a tornare all’eremo) e la realizzazione di alcune operazioni: disinfestazione, foderatura, svelinatura, montaggio su telaio interinale, pulitura e stuccatura.

L’intervento di restauro, allora non concluso a causa dell’esiguità dei fondi disponibili, potrà finalmente essere concluso e con la prevista ricollocazione della tela consentire la restituzione ai cittadini, ai visitatori e alla comunità scientifica di un’opera simbolo della Certosa di Ferrara e del suo diffuso e straordinario patrimonio culturale. Una restituzione che, anche grazie all’inserimento della seconda tela (l’Apparizione di san Brunone a Ruggero Conte di Sicilia prima della battaglia) nel programma triennale dei lavori pubblici 2022-2024 redatto dal Ministero della Cultura, sarà ultimata con il restauro e la ricollocazione anche della seconda tela nel presbiterio del Tempio.

Contributo regionale

Durata della convenzione

€ 60.000

31 dicembre 2023