Vetri dal Rinascimento all’Ottocento

Al Museo Civico Medievale di Bologna a preziosa raccolta di vetri, collezionata da Bruno Cappagli e Liana Serretti, donata ai Musei Civici di Arte Antica. Fino al 25 settembre 2022

Il catalogo della mostra in corso fino al 25 settembre al Museo Medievale di Bologna li mette in copertina: si tratta di due calici in vetro realizzati a circa due secoli di distanza l’uno dall’altro. Il primo è in cristallo a coppa conica e presenta due alette in blu a doppio archetto. Il calice ad alette riprende un noto modello diffuso agli inizi del Settecento a Venezia e poi esportato in europa “à la façon de Venise”, ed appartiene alla produzione ottocentesca della ditta Salviati di Murano. Il secondo è una rarità, anche per la sua fragilità: ha il peso di una piuma l’elegantissimo calice con stelo in forma di fiore (anche se il fiore purtroppo manca) in vetro soffiato a mano libera. I fiori di vetro sono caratteristici della vetraria muranese sin dalla fine del XVII secolo e il nostro calice è proprio di quel periodo.

Difficile non appassionarsi agli oltre 117 vetri, databili tra il XVI e il XIX secolo, della donazione Cappagli Serretti, collezionisti “per caso”, come ricorda in una nota in mostra Liana Cappagli Serretti, toscana di origini ma bolognese di adozione, che ha deciso alla morte del marito di donare i suoi rari pezzi ai Musei Civici di Arte Antica di Bologna, per ringraziare la città che da oltre 60 anni l’accoglie. Il 2022 è in più un anno particolare, l’ International Year of Glass riconosciuto dalle Nazioni Unite per celebrare il ruolo centrale del vetro nella società.

Attraverso questi splendidi oggetti, sapientemente allestiti per l’occasione, abbiamo una panoramica ampia ed esaustiva su tutte le principali manifatture europee dal Seicento all’Ottocento. Spicca per unicità il gruppo di opere del Seicento veneziano, di Murano, con eccellenti livelli di virtuosismo nelle decorazioni che ne fanno prima di tutto oggetti d’arte piuttosto che oggetti d’uso. Il successo del vetro veneziano e la diaspora dei maestri vetrai muranesi verso Paesi Bassi, Germania, Inghilterra e Spagna contribuirà alla diffusione della produzione “à la façon de Venise” per circa due secoli. Lo testimoniano anche i dipinti dell’epoca: in mostra ne è un esempio il quadro “Lot e le figlie” di Alessandro Tiarini, dove il vino è servito in un calice veneziano, identico a un esemplare conservato al Museo Davia Bargellini.

Arriviamo così, seguendo gli oggetti nelle teche, alla grande svolta settecentesca nella storia del vetro con il diffondersi di nuove tecniche originate nell’Europa settentrionale. A partire dalla fine del Seicento Venezia iniziò a temere la concorrenza dei prodotti boemi, che riscuotevano sempre più il favore del pubblico europeo. Nella seconda metà del XVII secolo si sviluppa un nuovo processo di composizione delle paste vitree con l’utilizzo di nuovi materiali, il piombo e il potassio (quello veneziano era invece a base sodica). Il nuovo vetro, diversamente da quello veneziano, aveva un notevole spessore che ben si adattava all’incisione e all’intaglio. La nuova moda si diffuse in tutte le corti europee, persino a Venezia, dove, senza perdersi troppo d’animo, si inziarono a produrre vetri “alla moda Boemia” con l’aiuto di maestri incisori boemi, in soggiorno lagunare fin dalla seconda metà del Settecento.

Il Settecento è anche il secolo in cui nacque “il servizio da tavola”: prima il servizio “alla francese” che prevedeva la presenza sul tavolo dei soli vassoi con il cibo, mentre i bicchieri erano posizionati su altre tavole o credenze. Compito dei camerieri era quello di riempirli e recarli ai commensali. Nell’Ottocento arriva la moda, tuttora in auge, del servizio “alla russa”, con bicchieri di diverse forme e dimensioni collocati sulla tavola e bottiglie per acqua e vino.

Non solo gli oggetti delle tavole aristocratiche, ma anche quelli più “popolari” o di uso corrente fanno parte della Collezione Cappagli Serretti. Sono i vetri usati nelle spezierie, le botteghe laboratorio dove si preparavano i medicamenti, oppure quelli usati per l’illuminazione (un esempio è la settecentesca lanterna veneziana in legno dorato con lastrine di vetro dipinte o la lampada “fiorentina” a tre becchi in vetro e metallo).

La mostra è a cura di Mark Gregory D’Apuzzo, Massimo Medica, Mauro Stocco ed è promossa in collaborazione con Fondazione Musei Civici di Venezia. Il catalogo è di Silvana Editoriale.

Tutte le informazioni per la visita sono sul sito: http://www.museibologna.it/arteantica

 

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