Il Fondo Govoni

Dopo la morte di Corrado Govoni, avvenuta nell’ottobre del 1965, in un primo momento (1967) furono donati dagli eredi alla Biblioteca Ariostea di Ferrara i libri appartenuti al poeta: un migliaio di volumi rimastigli dopo che traversie economiche lo avevano costretto a vendere parte della sua ricca raccolta. Occorre ricordare che una parte dei volumi donati conserva postille e versi govoniani, in realtà di rado collegati direttamente all’argomento del testo.
Nel 1972, l’Ariostea acquisisce, sempre donato dai figli del poeta, il corpus dei manoscritti e il carteggio. Anche se mancano i documenti relativi alle prime fasi della sua scrittura, quella crepuscolare e quella futurista, la consistenza dell’archivio è davvero ingente. L’insieme degli scritti consta infatti di migliaia di pezzi, tra i dattiloscritti (in numero esiguo), i quaderni, i manoscritti abbastanza ordinati e gli innumerevoli fogli sparsi, o gruppi di fogli (Govoni si serviva di qualsiasi pezzetto di carta: non escluse buste, fatture commerciali, fogli intestati di enti o ministeri).

Tra i manoscritti, non molti, che hanno conosciuto una revisione e un ordinamento d’autore, si hanno novelle, romanzi, opere teatrali e di poesia; si conservano poi insiemi di fogli riuniti e inerenti a singole opere o progetti, ma privi di una sistemazione definitiva; quaderni in cui confluiscono alterne prosa e poesia. 

Infine la congerie irriducibile delle migliaia di fogli e foglietti, sciolti o a piccoli gruppi, in cui si deposita l’urgenza compositiva di Govoni con appunti, abbozzi, prime stesure; quindi le carte che testimoniano di un assestamento poetico delle liriche; ma anche fogli che offrono redazioni pressoché ultimate delle poesie.

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pubblicato il 2012/04/19 13:19:04 GMT+2 ultima modifica 2012-04-19T15:19:00+02:00

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